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Con i suoi film aveva raccontato le contraddizioni del nord-est italiano

ROMA – Il cinema italiano ha perso uno dei suoi protagonisti più sensibili, intelligenti e schivi. Nella giornata di ieri è scomparso Carlo Mazzacurati, 57 anni, autore di alcuni film che hanno lasciato il segno nel cinema degli ultimi 25 anni, come “Il Toro” e “Un’altra vita”.

Carlo Mazzacurati nasce a Padova il 2 marzo del 1956. Sin da piccolo è attratto dalle arti teatrali. Negli anni ’70 si iscrive al Dams di Bologna. Il suo primo cortometraggio, “Vagabondi” (1980), vince il premio di distribuzione offerto dalla Gaumont al festival milanese Film-maker.

Il giovane cineasta si trasferisce a Roma dove si occupa della scrittura dei testi per alcune trasmissioni televisive. Collabora alla sceneggiatura di “Fracchia contro Dracula” (1985) di Neri Parenti. Entra in contatto con lo sceneggiatore Franco Bernini. Con lui scrive la stesura di “Notte Italiana” (1987), il suo primo lungometraggio. Il film è prodotto da Nanni Moretti, rimasto impressionato dalla personalità del giovane cineasta.

Sin dal primo lungometraggio, il regista si occupa della sua terra: il delta del Po, con le sue contraddizioni per una crescita economica che non tiene conto delle esigenze ambientali. Nel film recitano Marco Messeri, Mario Adorf, Giulia Boschi e Roberto Citran. La pellicola è apprezzata dalla critica che colloca Mazzacurati tra le figure più interessanti del nuovo cinema italiano. Il 1989 è un anno importante per il regista. Partecipa alla sceneggiatura di “Domani accadrà” di Daniele Luchetti e dirige il suo secondo film, tratto da un romanzo di Goffredo Parise.

“Il prete bello”, ambientato a Vicenza, rappresenta con realismo un Veneto che non si era mai visto sul grande schermo. Nel cast spicca Adriana Asti, grande attrice teatrale. Il film racconta il mondo degli adulti visto da un gruppo di bambini. 

Inoltre scrive con Gabriele Salvatores “Marrakech Express”, il primo grande successo del regista napoletano. Ormai Mazzacurati è un maturo cineasta e i suoi film sono sempre più profondi e realistici. Nel 1992 gira “Un’altra vita” con Silvio Orlando, Claudio Amendola, Antonello Fasseri, Monica Scattini e il giovane Kim Rossi Stuart. Amendola vince il David di Donatello come miglior attore non protagonista. Il regista è interessato alle trasformazioni sociali e ambientali, descrivendo per primo il fenomeno allora nascente dell’immigrazione.

Con il film seguente, “Il Toro”(1994), il regista tocca il suo vertice creativo. Si tratta di uno splendido road movie di due “disperati” che attraversano i balcani dilaniati dalla guerra civile.

Straordinarie le interpretazioni di Diego Abatantuono e Roberto Citran. Il Film vince il Leone d’Argento.

La trilogia sull’immigrazione di Mazzacurati di conclude con “Vesna va veloce” (1996). Nel cast Antonio Albanese, Silvio Orlando, Ivano Marescotti, Antonio Catania e Roberto Citran.

Il regista torna nelle sue terre del Polesine per “L’estate di Davide”(1998) in cui non mancano i temi cari come l’immigrazione e le nuove povertà. Il cineasta si cimenta con la commedia per “La lingua del santo” (2000) con Fabrizio Bentivoglio e Antonio Albanese. Mazzacurati si concentra nuovamente con i temi dell’emarginazione e delle nuove povertà girando “A cavallo della tigre” (2002) sempre con Bentivoglio. I suoi ultimi film sono “L’amico ritrovato” (2004), “La giusta distanza”(2007) e “La passione” (2010), in cui si può notare una certa involuzione della sua ricerca e del suo cinema.

“La sedia” della felicità”, suo ultimo film, uscirà postumo. Da mesi Mazzacurati combatteva contro una grave malattia. Si è spento nel tardo pomeriggio del 22 gennaio 2014 nell’ospedale Monoblocco della sua natia Padova.

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