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Ruby ter. Berlusconi indagato per corruzione in atti giudiziari

ROMA – Questa volta, l’inchiesta in cui Silvio Berlusconi è indagato, ha cambiato nome: si chiama “Ruby ter”. Oltre all’ex-Premier, a Milano, sono indagati anche i suoi storici difensori: Nicolò Ghedini e Piero Longo, assieme ad altre 42 persone.

In questa gran folla vi sono anche Ruby, col suo avvocato, le cosiddette ‘olgettine’, il cantante Apicella, e diversi politici, poliziotti e giornaliste. L’ipotesi di reato è quella di corruzione in atti giudiziari. La riapertura del caso è stata comunicata dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati che ha spiegato che si è trattato di un atto dovuto. Silvio è fortemente indiziato di tale reato, oltre che per aver comprato il silenzio delle ragazze venute a testimoniare sulle serate ad Arcore, che a loro dire erano serate tranquille e normalissime, soprattutto per aver assicurato a Ruby “un ingente compenso se avesse taciuto o ‘fatto la pazza’”. Questa è proprio l’ipotesi scaturita grazie anche alle intercettazioni sul telefono della ragazza, la quale affermava di aspettare “5 milioni” di euro dal cavaliere. Secondo i giudici, Berlusconi era colui che faceva girare generosamente il denaro, infatti elargiva all’incirca 2.500 euro al mese ad ognuna delle 18 ragazze. Uno stipendio niente male!, che le ha portate ad essere indagate. Oltre alle olgettine, Silvio avrebbe corrotto anche la giovane giornalista di Mediaset Silvia Trevaini, riempiendola di extra. Nel giro di alcuni anni la cifra versata si aggirerebbe sugli 800mila euro, somma che la giovane ha investito acquistando tre appartamenti. Appena Ghedini e Longo vengono a conoscenza della notizia, ossia di essere indagati anch’essi “per aver partecipato nella loro qualità di difensori”, reagiscono compostamente, affermando anche loro che si tratta di “un atto dovuto” che si concluderà con “una richiesta di archiviazione”. Questa nuova inchiesta non verrà affidata alla procuratrice Ilda Boccassini, che aveva rappresentato l’accusa nei processi “Ruby” e “Ruby bis”, in quanto lei stessa ha fatto presente di non potersi dedicare per diversi impegni “pressanti”. Quindi saranno il procuratore aggiunto Piero Forno e il pubblico ministero Luca Gaglio ad occuparsi dei nuovi risvolti di una storia che sembra non avere mai fine.

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