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Test di inglese e matematica per i sussidi. La proposta della sinistra inglese

LONDRA – Welfare solo a chi conosce l’inglese, la matematica e i rudimenti di informatica: tre cose fondamentali per la ricerca di lavoro. E’ il trend che sta prendendo sempre più piede in Europa. Dopo la proposta del ministro per gli affari sociali olandese Jetta Klijnsma di astrazione laburista è il turno di Rachel Reeves, ministro ombra per il lavoro e per le pensioni. Anch’essa di fede laburista.

Intervenuta in un convegno la Reeves non ha usato giri di parole: “Il Regno Unito ha bisogno di persone competenti. Tante non hanno le conoscenze minime per affrontare il mercato del lavoro”. L’assunto di base è che queste carenze generino dei lavori sottopagati e che, in sostanza, la questione si ripercuota sui conti pubblici. Secondo uno studio dell’Institute for public policy research sono circa 5 milioni di persone che vivono nel Regno Unito con uno stipendio al di sotto della soglia di sopravvivenza. Il che in soldoni equivale ad un costo per lo stato di 2,7 miliardi di euro all’anno tra sussidi e mancati introiti.

Quello che sorprende è la straordinaria vicinanza tra quello che può essere considerato il partito più di sinistra con la posizione del partito dei Tory del premier britannico David Cameron. Anzi se si vuole la posizione è diventata ben più dura di quella presentata tempo fa da Cameron, che in estrema sintesi imponeva esami si agli immigrati, ma solo dopo tre anni dall’inizio della fruizione dei sussidi. Inoltre dal prossimo aprile saranno interrotti i sussidi all’edilizia popolare e quelli inerenti all’edilizia popolare. Almeno secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dal ministro dell’interno Theresa May e dal ministro per Lavoro e le Pensioni Dunkan Smith.

In molti sostengono che questo approccio sia da ritenersi come un tentavo di togliere dal partito dei  Labour l’etichetta del “partito britannico dei benefit”. Ma a ben vedere si tratta di un tentativo di intercettare il consenso del voto di protesta, e di coloro che si trova in difficoltà. “Vorremmo che chi perde lavoro abbia il giusto sostegno, e che sia maggiore di quello che spetta a coloro che non hanno contribuito al sistema” ha spiegato Rachel Reeves, nel suo discorso. Il terrore dei sudditi di sua maestà, infatti, è che le persone giungano nell’ambito Regno Unito senza competenze e col solo obbiettivo di usufruire dei benefit, prosciugando risorse a discapito degli autoctoni.

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