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Prove tecniche di Grillocrazia Di Michele Cardulli

ROMA – Quando non sai come cavartela “buttala in caciara”, si dice a Roma. E quando sei spiazzato dall’asse Renzi-Berlusconi, che ti relega da settimane nelle pagine interne dei giornali e fra le ultime notizie dei Tg, bisogna alzare il tiro dello scontro.

Per cui arriva Casaleggio in visita e parte l’ordine: d’ora in poi si fa casino. Si potrebbe anche spiegare così il crescendo di insulti e violenze messo in campo dal M5S in questi giorni. Un tentativo di riconquistare la centralità mediatica, tanto disprezzata quanto essenziale nella strategia di Grillo e Casaleggio. E del resto – dall’assalto alla presidenza della Camera fino ai libri di Augias bruciati – di materia a sostegno di questa tesi ce ne sarebbe in abbondanza. Eppure c’è dell’altro. Perché quando guardi i grillini parlare capisci che – in molti di loro – non c’è un atteggiamento tattico, studiato a tavolino. Al contrario, c’è un sincero fastidio nei confronti di chi non soltanto non la pensa come loro, ma addirittura prova a dirlo apertamente. Nei loro interventi c’è una sincera sorpresa: non si capacitano del fatto che una persona per bene possa pensarla in maniera differente dalla loro. Nei loro occhi – basta pensare alla faccia del giovin deputato Di Battista che spiega alle telecamere “bisogna sbugiardarli così”, dopo aver impedito al capogruppo del Pd alla Camera di rilasciare un’intervista – si legge una convinzione, un ardore quasi religioso. Sono convinti di essere portatori della Verità. Non di una posizione politica, ma della Verità assoluta, quella con la V maiuscola. Non sono rappresentanti del popolo, sono “i” rappresentanti del popolo. Gli altri? Polli da batteria – nella migliore delle ipotesi – i maschi, dispensatrici di pompini, le donne. Non sono insulti, badate bene. E’ sincero disprezzo verso chi non “crede”. Non c’è manco la pietas cristiana, ma piuttosto la furia dell’inquisizione che pretende la confessione di chi ha peccato, del blasfemo, della strega. E la stessa cosa succede in rete. Provate a scrivere qualcosa che non sia meramente elegiaco nei confronti di Grillo su un social network e subito compariranno quattro o cinque sacerdoti della verità che vi rimetteranno a posto. Del resto la forza del comico genovese sta proprio nella sua carica messianica. Un consumato uomo di spettacolo che usa un’indubbia bravura e un carisma spesso travolgente per abbagliare masse di fedeli. Non c’è il ragionamento, l‘informazione, l’approfondimento di un tema. Ci sono poche paginette di slogan ripetuti in maniera ossessiva. Quasi come un moderno rosario. Non c’è soltanto la ricerca dell’uomo forte, sport sempre più praticato a destra come a sinistra, dove si stanno faticosamente cercando di recuperare decenni di “ritardo”. Grillo è qualcosa di più. La Grillocrazia è un mondo perfetto dove i politici sono “cittadini portavoce” che non hanno autonomia: neanche delegati, ma meri esecutori. E’ quel mondo perfetto dove “uno vale uno”, dove la democrazia si esercita sempre, ma solo fino a quando non si va contro il guru. Perché sarà anche vero che “uno vale uno”, ma, come in una sorta di “fattoria degli animali” fatta realtà, c’è un “uno” che vale per tutti. Ecco spiegata la gogna, gli insulti, i libri bruciati. Le religioni non tollerano chi la pensa diversamente. Le differenze diventano solchi profondi da non scavalcare mai. Barriere, muri nati non per proteggere, ma per escludere. Se è vero che la politica – e in particolar modo la democrazia – rappresenta la trasformazione del nemico in avversario, e quindi il riconoscimento della diversità come ricchezza, la Grillocrazia ritorna all’età dell’ascia e delle capanne. L’avversario non solo torna ad essere nemico e quindi un soggetto da abbattere, ma diventa addirittura infedele al quale, nella migliore delle ipotesi, può essere concesso il pentimento. A cosa può mai servire un “Parlamento”, luogo in cui si cerca di convincersi reciprocamente, quando c’è una verità incontestabile da seguire? Ecco perché sono pericolose queste ultime giornate, non tanto per l’attacco sguaiato alla Boldrini o a Napolitano. Non sono loro, come non è la stampa, il vero obiettivo. Sono le istituzioni, le sgangherate istituzioni di questo sgangherato paese. Sgangherate, ma ancora terribilmente eretiche rispetto al verbo del duo Grillo-Casaleggio.

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