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Iraq. Migliaia di donne maltrattate in carcere. La denuncia di Human Rights Watch

BAGHDAD – Migliaia di donne sono detenute illegalmente nelle prigioni irachene, dove spesso sono vittime di maltrattamenti e torture, oltre che di abusi sessusali. Lo scrive Human Rights Watch in un dettagliato rapporto di 105 pagine diffuso oggi.

Le accuse contenute nel documento, che si basa sulle testimonianze delle prigioniere, delle loro famiglie, degli avvocati, medici e anche del ministero della giustizia, rafforzano la credibilità delle accuse lanciate dalla comunità sunnita, confessione cui appartiene la maggioranza delle detenute.

Le donne sunnite si considerano ingiustamente perseguitate dal potere, in mano agli sciiti, e dalle forze di sicurezza, e protestano regolarmente contro il modo in cui vengono trattate le detenute. Secondo Rights Watch molte donne sono state picchiate, schiaffeggiate, sottoposte a scariche elettriche e violentate. Altre sono state minacciate di violenze anche in presenza dei loro familiari. 

«Le forze di sicurezza irachene agiscono come se maltrattare le donne rendesse il paese più sicuro», denuncia Joe Stork, direttore di HRW per il Medio Oriente e il Nordafrica. «QUeste donne e i loro familiari ci hanno detto che  finché le forze di sicurezza continueranno a maltrattare la gente impunemente, non ci si potrà che aspettare un peggioramento delle condizioni di sicurezza».

Fra le 27 donne intervistate dall’ong americana, una, che camminava con le stampelle dopo essere stata sottoposta a choc elettrici per nove giorni, è stata giustiziata. Spesso le donne vengono arrestate solo per essere interrogate sui loro familiari uomini e non per reati commessi da loro, spiega il rapporto. L’ong registra comunque nel paese un aumento dei maltrattamenti di tutti i detenuti, oltre ad arresti di massa e prolugamenti di detenzioni non giustificati.

La collera della comunità sunnita rende la situazione in Iraq sempre più instabile e impedisce oltretutto alle autorità di cooperare con questa comunità per arrestare i componenti dei gruppi jihadisti presenti in Iraq. «Questi abusi hanno creato una collera molto radicata, mancanza di fiducia tra la comunità e le forze dell’ordine, situazione di cui tutti gli iracheni pagano il  prezzo», conclude Stork.

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