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Berlinale 64. “The Gran Budapest Hotel”, anteprima di Wes Anderson

BERLINO (nostro corrispondente) – Il festival del cinema di Berlino inizia in grande stile mitteleuropeo: l’anteprima mondiale del nuovo film di Wes Anderson, maestro del dialogo maliziosamente scolpito e meticoloso. Particolarmente appropriato in “The Grand Budapest Hotel” ispirato all’opera del prolifico scrittore austriaco Stefan Zweig.

Senza essere un adattamento diretto a qualcosa di specifico, “The Grand Budapest Hotel” distilla molti degli elementi della storia. Ormai familiare, la sua cura artigianale per i dettagli.  In realtà, come gran parte del lavoro di Anderson, si ha la sensazione che molte delle scene siano state rievocate direttamente da un blocco da disegno.

La figura centrale del film è Gustave H (Ralph Fiennes), il concierge dell’albergo, che è situato in un principato altrettanto fittizio denominato Zubrowka. Le attività di Gustave ci vengono narrate tramite il metodo molto Zweig di un romanziere itinerante (Jude Law) incontrando il misterioso proprietario dell’hotel.

La padronanza di Gustave dell’arte di concierge comprende sedurre regolarmentele aristocratiche donne annoiate che affollano l’hotel nel suo periodo d’oro. Una di queste è Tilda Swinton, che lascia a Gustave un quadro di valore nel suo testamento, la sua accigliata famiglia, guidata da Adrien Brody, non si fermerà davanti a nulla per privare Gustave della sua eredità.

In altre  mani, questa contorta, narrazione labirintica sarebbe finita in un pasticcio tentacolare, ma tale è la narrazione e la disciplina di Anderson, sostenuta dalla precisione della fotografia e scenografia, che mai si allontana da lui. Come Gustave salta dalla lobby dell’hotel ad un campo di prigionia, dall’interno di un treno a quello di un salotto, l’architettura di questo affresco rimane del tutto lucida. Aiutata dalla interpretazione memorabile per ogni ruolo, per quanto piccolo: Bill Murray, Willem Dafoe, Edward Norton, Tony Revolori, Saiorse Ronan, Jeff Goldblum, Léa Seydouxson Saiorse Ronan, Harvey Keitel, Matthew Amalric.

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