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Dirottamento aereo. Il copilota chiedeva asilo politico

ROMA – Un aereo della compagnia Ethiopian Airlines, diretto da Addis Abeba a Roma, con scalo intermedio a Milano, è atterrato a Ginevra. Non è un film, non è stato uno scherzo, o un errore, nè un attentato terroristico. E’ stato frutto del tentativo del copilota dell’aereo di ottenere asilo politico dalla Svizzera.


Si chiama Hailemedehin Abera Tagegn, ha 31 anni e da cinque lavora per la compagnia aerea. Il copilota ha preso il controllo dell’aereo quando il pilota è andato alla toilette. A quel punto ha corretto la rotta, dirigendosi verso Ginevra. Sembra che abbia chiamato la torre di controllo locale chiedendo di poter atterrare per rifornimento, ma anticipando anche la sua richiesta d’asilo. Motivo: “si sentiva minacciato nel suo paese”, l’Etiopia.
La Ethiopian Airlines fa sapere in un comunicato che comunque l’atterraggio a Ginevra è stato “buono” e tutte le circa 200 persone, tra passeggeri ed equipaggio, sono uscite illese dalla vicenda.
Il ministro delle Comunicazioni dell’Etiopia, Redwan Hussein, ha detto che il pilota era italiano e che il primo messaggio di emergenza è stato mandato dall’aereo mentre stava volando sullo spazio aereo del Sudan. “Dal Sudan fino alla Svizzera il copilota ha tenuto il controllo dell’aereo”, ha detto Redwan Hussein. E’ stato scortato da caccia francesi e italiani fino all’atterraggio, dopo aver sorvolato più volte la città. Il copilota è stato immediatamente arrestato.
“Al momento sappiamo che è sano dal punto di vista medico, se non verrà provato il contrario dall’indagine che è in corso”, ha detto il ministro delle Comunicazioni. “Quindi l’obiettivo, quello che lo ha portato a dirottare il suo stesso aereo sfida ancora la ragione… Nessun motivo politico, sociale o economico giustifica il dirottamento ed è un crimine”, ha aggiunto. Il ministro ha quindi precisato che l’uomo non ha pendenze con la giustizia, quindi “non c’era motivo per lui di fuggire”.
Secondo il ministro etiope, sul volo erano presenti 139 italiani, 11 americani, 10 etiopi così come nigeriani, romeni, francesi, irlandesi e tedeschi. Giungono le prime testimonianze: “Pensavo che il copilota fosse impazzito. Il dirottamento è cominciato mentre eravamo ancora in Sudan. Quando abbiamo iniziato a girare sopra Ginevra ci sono stati momenti di forte paura”. Questo il racconto all’Ansa di Francesco Cuomo, 25 anni, uno dei passeggeri italiani che si trovava a bordo del Boeing 767.
“Il dirottatore ha minacciato due volte di far precipitare l’aereo e questi sono stati momenti in cui ho cominciato a pensare che fosse finita, ho pensato alla mia famiglia ed a nient’altro”, ha raccontato Gianfranco Dragà, geologo di Bressanone, che si trovava anche lui a bordo. “Tutti noi dormivamo – ha raccontato Dragà – quando le maschere d’ossigeno sono cadute giù contemporaneamente, ci siamo resi conto che qualcosa non andava. Il copilota si è chiuso nella cabina di comando e ci ha ordinato di mettere le maschere d’ossigeno, ma queste non funzionavano. Per la prima volta è scoppiato il panico, un passeggero dietro di me urlava, gli ho detto di non perdere la calma altrimenti avremmo perso tutti la bussola”.

Il portavoce dell’aereoporto di Ginevra, Bertrand Staempfli, riferisce che per i passeggeri diretti a Milano è stato previsto un collegamento in autobus con l’Italia, mentre per gli altri passeggeri è ancora in corso la riprogrammazione di voli alternativi.
L’unità di crisi della Farnesina si è subito attivata e il console generale d’Italia a Ginevra è sul posto; mentre all’aeroporto di Fiumicino, dalle 5,30 è stata aperta, come da procedura, la Sala Blu di Aeroporti di Roma ed è stata messa a disposizione delle persone che attendevano i passeggeri con il volo dell’Ethiopian.

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