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Globalizzazione. Le prospettive per le micro, piccole e medie imprese italiane

Alla Camera di Commercio di Roma l’importante convegno promosso da ConfimpreseItalia. Presenti oltre 30 delegazioni diplomatiche e tutte le Agenzie che sono chiamate a promuovere e tutelare il Made in Italy

ROMA: Si è svolto oggi alla Camera di Commercio a Roma un convegno organizzato da Confimprese Italia e Confimprese Italia di Roma Capitale. Oggetto della discussione: le micro, piccole e medie imprese, che ancora oggi rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana. Ad introdurre i lavori, il Segretario generale di Confimrese Roma Capitale, Fabio Desideri che ha fissato i punti principali di interesse per le imprese. La prospettiva è quella di  creare le condizioni di un meno complesso, approccio a questa realtà, che potrebbe ridare al made in Italy il suo giusto ruolo nello scacchiere mondiale.
La sfida della globalizzazione si è fatta ormai ineludibile nella società in cui viviamo; è per questo che anche le imprese italiane devono cominciare a competere nei mercati internazionali. Non hanno speranza di vincere però, se non saranno accompagnate, se non saranno forniti gli strumenti di cui hanno bisogno per crescere e per competere, perchè è proprio la competitività il fattore disciminante nei mercati internazionali, nei quali solamente le realtà economiche e produttive in cui si è creata una rete efficace e sinergica hanno avuto la possibilità di interpretare un ruolo attivo, in grado di concretizzare sviluppo e business di qualità.

Il tessuto produttivo italiano è caratterizzato dalla presenza di circa 4,4 milioni di piccole imprese; circa il 91 per cento delle imprese italiane sono in realtà micro imprese, poichè hanno meno di nove addetti impiegati o meno di due milioni di fatturato e danno lavoro a un italiano su due. Le stesse microimprese sono anche i veri giganti dell’economia europea, con una rappresentanza del 92,2 per cento.

Da alcuni anni le imprese affrontano carenze strutturali, di contesto nazionale e internazionale e si sono impegnate quindi, in processi lunghi e faticosi di ristrutturazione patrimoniale, economica e finanziaria. Le imprese italiane soffrono: oltre 1000 aziende al giorno sono costrette alla chiusura (soprattutto nel comparto artigiano), provocando un ampio disagio sociale.
E’ stato evidenziato un dato sorprendentemente positivo nel saldo del 2013: sono più di trecentomila le imprese nate in quest’anno, nonostante la pessima situazione finanziaria del paese. Risultano in crescita Commercio, Turismo e Servizi, in calo Edilizia e Trasporti.
Bisogna cominciare ad agire sulla linea del motto “Il futuro non si aspetta, si prepara”, seguendo l’esempio degli imprenditori che continuano ad operare nonostante il periodo di crisi finanziaria e convincendosi che, con il giusto appoggio, anche il nostro sistema economico può arrivare a competere sul mercato globale, poichè caratterizzato dai prodotti adatti per quantità e qualità. 

“Oggi si torna a mettere al centro l’impresa” – interviene Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, responsabile di industria e imprenditoria – e alla stessa impresa va assicurata una politica concreta di sostegno. A questo proposito Tajani parla di una strategia significativa che prevede l’erogazione di molti più soldi da parte delle banche per i prestiti alle micro, piccole e media imprese, un investimento di almeno 150 miliardi di euro e la tutela del prodotto italiano ad ogni livello. “L’Italia può e deve pagare i suoi debiti. – ha continuato – Si sguinzaglia Equitalia a inseguire i cittadini per pagare una multa, mentre le istituzioni pubbliche non pagano i propri debiti: è moralmente vergognoso.”
L’iniziativa più significativa raccontata dal vicepresidente è stata sicuramente quella di inaugurare un ufficio per micro, piccole e medie imprese in ogni ambasciata italiana all’estero e in particolare in America latina, nel Nord Africa, in Russia e in Cina, quest’ultimo giudicato il più sviluppato.

Dopo la crisi del 2009 sembra che l’economia mondiale si stia rimettendo in moto; in Italia la crescita è frenata ma si manifestano i primi segnali di inversione di tendenza: è uno dei cinque Paesi al mondo con surplus manufatturiero oltre i 100 miliardi di dollari.
E’ necessario comunque, sviluppare un’assistenza continuativa per le micro, piccole e medie imprese per non sprecare, anzi sfruttare al massimo il grande potenziale dell’Italia sul piano produttivo e sull’export, ma soprattutto l’Italia deve guardare all’Europa nella sua veste di “mondo pieno di opportunità” e cogliere le occasioni che dall’Europa arrivano.
“Pertanto sviluppare ogni tipo di sinergia possibile, finalizzata alla creazione delle migliori condizioni operative per le imprese italiane che vogliono internazionalizzarsi, – afferma Guido d’Amico, presidente di Confimprese Italia – è la priorità alla quale la nostra organizzazione vuole tentare di dare risposte utili, condivise e partecipate.”

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