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Il governo non è un talk show

ROMA – Parla a braccio. Vuol dare un segnale  di sicurezza, non ha bisogno di appunti, se li aveva preparati li mette subito da parte. Quasi un atto di spavalderia del “ragazzo”, come ama chiamarsi Matteo Renzi, neo presidente del Consiglio, di fronte a quei barbogi dei senatori.

Glielo dice in faccia, una sfida, proprio all’inizio del discorso. “ Io non ho l’età – afferma – per sedere al Senato. Non vorrei cominciare con la citazione colta e straordinaria di Gigliola Cinquetti me è così. E fa pensare che oggi davanti a voi siamo qui non per inseguire un record anagrafico, non per allungare il curriculum, siamo qui per parlare un linguaggio di franchezza.” Ma non raccoglie quello che, forse, si attendeva, lui che di sé ha una opinione smisurata.

Il discorso di Renzi: solo buoni propositi

Non è un discorso programmatico, ma  un insieme di propositi, certo buoni propositi, tante cose, scuola, lavoro, tutto il possibile, tutto lo scibile. Qualcuno fa i conti e vede che servono nell’immediato circa cento miliardi. Dove pensa di andare a prendere questa somma non è dato sapere. Racconta qualche aneddoto, riprende battute pronunciate nell’ambiente della Leopolda. Qualcuno , all’opposizione, dice che ha pronunciato un discorso da “sindaco non da statista, senza una visione complessiva che tiene insieme tutto”. 

Senatori del Pd. Disagio ma voteranno la fiducia

Ma, fatto del tutto inedito, anche interventi della maggioranza, del Pd, il partito di cui Renzi é segretario ci sono stati interventi che non hanno nascosto lo stato di “ disagio” ad esprimere un voto di fiducia, critici già sul modo in cui è nato questo governo, un sì che verrà dato per disciplina di gruppo. Non è certo un buon inizio. Difficile mascherare la vaghezza, gli impegni sono solo parole. Per quanto riguarda il lavoro, le imprese, spicca la riduzione “ a due cifre” dice, del cuneo fiscale. Ma non va più in là. La copertura  è ignota. Renzi ha puntato tutto sul quel suo modo di parlare spiccio, simpatico anche, un po’ guascone, un po’ da primo della classe. Ma ha dimenticato una cosa. Il banco del governo, lo scranno del presidente del Consiglio non è quello di un talk show. 

Una visione personalistica del modo di governare

A ciò si deve aggiungere quel richiamo sempre più insistente: “se non va bene è colpa mia, solo colpa mia”. Sembra un atto di generosità. Invece è una sorta di “un uomo solo al comando”, ma qui non siamo in una corsa ciclistica. Renzi, con queste parole, me espone il suo volto peggiore. Lui non considera il governo, una comunità, un collettivo di lavoro. I ministri come se non ci fossero, lui e solo lui decide. Una visione  tutta personalistica del potere. Pericolosa. Nel dibattito che è seguito all’intervento sono arrivati i primi no da parte degli alleati, dal Nuovo centro destra di Alfano e non solo. 

Nuovo centrodestra: stoppa ius soli, diritti coppie omosessuali, patrimoniale

Gli è stato detto di mettere da parte ius soli, diritti civili delle coppie omosessuali, lotta all’omofobia, patrimoniale, tasse sulle rendite finanziarie. “Quando il centrosinistra sarà maggioranza – è stato detto – potrà fare quello che vuole. Ora no.” E sempre dal Ncd è venuto anche un “invito”, si fa per dire a prendere il tempo necessario per affrontare il problema della riforma del Senato. Così come è stata presentata non va bene. Per scontato l’attacco dei senatori  Cinque stellati, talora con argomenti politici, ma soprattutto con una serie di accuse che riguardano la credibilità di Matteo  Renzi. 

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