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Teatro Italia. Dizionario donna/italiano, italiano/donna. Tra i due sessi, inconciliabile dicotomia?

ROMA – Se per Frédéric Beigbeder l’Amore – inteso come sentimento puro e sincero – dura tre anni, per Dario Cassini la stessa quantità di tempo è necessaria per scegliere i mobili insieme,  sistemarli in casa durante una convivenza e dividerli in corso di separazione.

Un “affare contingente” come quello che ispira, in chiave ironica e riflessiva i rapporti di coppia, siano essi tra due aspiranti fidanzati, tra due compagni di fatto o tra sposi collaudati (ma spesso solo per la forzatura di un bollo ecclesiastico). L’inconciliabile dicotomia Uomo-Donna, presente da sempre nelle argomentazioni del comico – già aizzatore in passato, all’interno di noti programmi radiofonici e televisivi, della lotta psicologica tra due sessi –  ora diventa un dizionario dove, da parte maschile, è indispensabile riuscire a tradurre la lingua femminile. Al teatro Italia di Roma va infatti in scena fino all’11 marzo  DIZIONARIO DONNA ITALIANO-ITALIANO DONNA, un monologo di ben 2 ore dove l’eclettico performer riesce a conquistare ogni target generazionale con racconti del quotidiano filtrati – come ci racconta lui stesso in camerino – da mille storie, episodi, stati d’animo ed esasperazioni realmente a lui confessati da amici o sconosciuti. Premesso che trattasi dunque di un “reality show” nel quale la maggior parte del pubblico convenuto si identifica ridendoci su (ma forse anche aprendo gli occhi sulle maniacali fissazioni della propria compagna), il valore aggiunto che ci sprona a raccomandarlo ai neofiti è lo stile unico che contraddistingue l’affabulazione di Cassini. In primis lo studio delle battute che mai sono fini a se stesse ma inserite in un contesto narrativo espresso in prima persona singolare: l’originalità delle associazioni mentali in cui riesce a far coesistere insieme situazioni e terminologie è così accentuata da produrre uno spiazzamento continuo,  con effetto di lacrima ilare e cervello acceso in sesta marcia, anche nello spettatore più prevenuto.

 

 Secondo, il ritmo:  frenesia locutoria e dinamismo mimico che fanno fare un giro della morte perpetuo sulle montagne russe a logos e fisico fino a quando il concetto (cioè la situazione coniugale od extraconiugale riprodotta) non è riconosciuto dal proprio interlocutore. Ma quanto fiato ha Cassini? Basta vederlo contorcersi nella spiegazione dei pro e contro di una relazione 50enne (lui)-20enne (lei) e subito dopo nella ricostruzione degli schock psicoanalitici che passano nella testa di una 30-35enne, 40-45enne e 50-55enne (meglio quest’ultima perché non dà più problemi all’uomo) in fase di approccio al Maschio. E’ vero, ogni tanto a Dario casca la lingua su inutili volgarità (forse ancestrali retaggi del suo repertorio), ma il modo di esporre la costante incomprensione tra XX e XY è coinvolgente: impossibile distrarsi sui racconti del rientro a casa del marito lavoratore distrutto dalla stanchezza e costretto a rimettersi prontamente in sesto da una moglie tanghera annoiata dal suo non far niente quotidiano;  sulle scene del forzato shopping in contemporanea all’amata partita di calcio; sulle decisioni da (far) prendere (a lei) nel tempo libero della coppia. In realtà il matrimonio è un gioco tra una viva e un morto e quando bisogna parlare della donna bisogna considerare la forma mentis di un “pentito di mafia”. Quanto saranno contente le signore di questo spettacolo? Immaginiamo tanto perché è proprio enunciando l’inenarrabile che Cassini sdrammatizza l’impossibile comunicazione tra i due alieni, anche se quando sprona il gentil sesso a tornare a casa facendo felice il partner con le “zozzerie” – e solo ai fini di “economia domestica” (affinché cioè il proprio Lui non abbia la tentazione di pagare professioniste del mestiere) ha sicuramente una caduta di stile. Eppure Dario lo si perdona, se si ripensa all’iniezione di risate provocate della prima parte dello spettacolo dove chi è presa di mira da un’angolazione cinica ed immediata, supportata da fotogrammi e filmati, è la pura attualità. Renzi e i nuovi Ministri, le amanti dei politici (da Ruby alla nuova fiamma di Holland), Briatore (che lavoro fa e perché adesso deve formare una classe imprenditoriale?), Antonio Banderas e il Mulino Bianco, Bolle, Schettino, Marrazzo, Morgan e la famiglia Argento, Balotelli e Cassano, i Mondiali in Brasile: inutile raccontare i calembour, wit, doppisensi, stoccate, freddure, allitterazioni, giochi di parole, ritratti sintetici che l’ugola inacidita cassiniana produce in tali materie perché vanno tutti visti ed ascoltati dal vivo… Il gioco si smonta e si rimonta, così come le immagini dei contesti e delle situazioni e nel nostro immaginario la scomposizione dell’assurdo nel reale ci porta pero’, proprio grazie ad un teatro “leggero” come dimostra di essere questo, a considerare l’essenziale, doverosa e fondamentale figura del Satiro anche (e forse soprattutto) nell’Italia del XXI secolo. 

 

 

DIZIONARIO DONNA/ITALIANO, ITALIANO/DONNA

Scritto e diretto da Dario Cassini e Matteo Terenzi

Fino all’11 marzo

Teatro Italia – Roma 

www.teatroitalia.info

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