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Papa Francesco, uno di noi

ROMA – In questi giorni il Papa, o il Vescovo di Roma come lui stesso preferisce farsi chiamare, festeggia il primo anno di Pontificato. Un anno particolarmente intenso in cui non sono certo mancate le sorprese, tanto da far parlare di una vera e propria rivoluzione consumatasi nella Chiesa, ma soprattutto all’interno delle mura vaticane, tradizionalmente ermetiche. Non passa settimana che il Pontefice, non guadagni le prime pagine di quotidiani, anche quelli tradizionalmente poco interessati, o addirittura ostili alla curia e a tutto quello che gli gira intorno.

Ultimas in nordine di tempo la bella intervista rilasciata al Corriere. Ma Francesco e questa è la notizia rappresenta quanto di più lontano si possa immaginare dalla Curia Romana così come viene tradizionalmente intesa. Ogni parola, ogni gesto, sembrano andare nella direzione opposta, aprendo vere e proprie brecce, non tanto nella dottrina della Chiesa di cui il Papa è e rimane il primo custode, ma in quel muro di incrostazioni che spesso nulla avevano a che fare, così come lo stesso Francesco non ha mancato di sottolineare, con l’essere veri cristiani. Così per la prima volta dai tempi di Giovanni XXIII, il Papa “Buono” che presto verrà proclamato Santo non ci si limita a parlare di povertà, egoismo, usura e corruzione, condannandole teoricamente, ma si dà a loro nome e cognome e le si definisce come ostacoli insormontabili per potersi definire veri cristiani.

Non  perde mai il suo sorriso intelligente

 Francesco, spesso con durezza, ma senza mai perdere quel sorriso intelligente che caratterizza il suo volto ed il suo sguardo, marca la distanza da chi, spesso millantando, si vanta di conoscerci e di rappresentarci. L’impressione che dà è quella di parlare non per sentito dire, ma perché lui il mondo con le sue bassezze, le sue ingiustizie, ma anche con la sua speranza e la sua carità, lo conosce davvero. E’ come se vivesse accanto a noi, un uomo normale ed in questo probabilmente risiede la sua eccezionalità. Non un “super uomo” come lui stesso in una delle ultime interviste ci ha tenuto a sottolineare, ma uno di noi, che sa ascoltare, ma anche comunicare e soprattutto condividere. La sua idea di povertà e di bisogno sono tanto reali che là dove c’è sofferenza il Papa è presente, con la concretezza di un aiuto materiale, ma anche con una parola, con un gesto con la voce. E’ come se avesse il dono dell’ubiquità, forse perché i collaboratori che si è scelto, invece di accapigliarsi sulle beghe vaticane, girano per le strade, incontrano la gente facendosi raccontare storie, diventando i suoi occhi e le sue orecchie, consentendogli di vivere e quindi di capire ed interpretare correttamente la quotidianità che ormai viene considerata da molti troppo scontata per valer la pena di essere vissuta. Tutti guardano spasmodicamente al futuro, ma come fa ad esserci un futuro se ci siamo giocati il presente. 

 

Il lavoro, ancor prima delle fede, diventa fonte di vita

 

Ecco che Francesco non parla o almeno non solo del Regno Eterno, ma pragmaticamente svolge il suo apostolato nel presente, in quell’inferno quotidiano che magari qualche sacerdote considera condizione necessaria per la salvezza eterna. “Quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, no, quello non è cristiano, non è umano”. Ecco che il lavoro, ancor prima della fede, diventa fonte di vita, perché sorgente di dignità, perché permette all’uomo di vivere il presente, pianificando il futuro. Ma perché tutto questo ci entusiasma, forse altre persone non hanno espresso concetti simili a quelli declinati da Francesco? No, almeno non in quel modo, perché quando si tratta di lui le parole non rimangono tali ma vengono seguite dai fatti e soprattutto dall’esempio. Lo testimonia il “giro di vite” che il Papa , anche qui sorprendendoci, ha dato allo Ior.

 

La profonda riforma del sistema finanziario vaticano

 La profonda riforma del sistema finanziario vaticano voluta e prontamente messa in atto dal Pontefice si è manifestata concretamente attraverso la creazione di una Segreteria per l’economia, la cui supervisione è stata affidata al cardinale australiano George Pell. La struttura dovrebbe occuparsi di tutte le questioni economiche e amministrative che riguardano la Santa Sede il  Vaticano e muoversi sulla base delle direttive del Consiglio per l’economia, un organo composto da otto cardinali o vescovi e sette esperti laici” In parole povere la Segreteria di Stato, organismo “potentissimo” della curia ha perso il controllo sull’economia e la finanza Vaticana. Il “motu proprio” del Papa istituisce anche la figura di un “revisore generale” con compiti di “revisione contabile, quello che in linguaggio bancario si chiama audit. Una vera e proprià rivoluzione se si pensa che tali incarichi, visto che non è diversamente specificato, possono essere rivestiti anche da laici. 

 

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