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Jimi Hendrix, il re delle sei corde

A giugno esce il primo film documentario sul chitarrista di Seattle

 

Basta una serie di note. Il resto è improvvisazione”

MILANO – “Jimi: All is by my side”, il primo film biografico sulla vita di Jimi Hendrix sarà l’apertura della decima edizione di “Biografilm Festival” che si svolgerà a Bologna dal 6 al 16 giugno. La pellicola, che è stata presentata in anteprima al Toronto International Film Festival, racconta gli anni del grande successo planetario del chitarrista statunitense dal 1967 al 1970.

Il film è diretto da John Ridley, sceneggiatore, romanziere e regista televisivo noto per aver scritto “U-turn” di Oliver Stone, “Three Kings” e il recentissimo “12 anni schiavo”.

Parlare di Jimi Hendrix significa raccontare la storia del più grande innovatore della chitarra nella musica rock. Prima del suo avvento lo strumento simbolo del rock’n’roll aveva un suono semplice, senza affetti: nessuno prima di lui aveva cercato di cambiare la “voce” delle sei corde che esce dagli amplificatori. Quando il 25enne musicista di colore pubblicò il suo primo disco “Are you Experienced” nel maggio del 1967, l’impatto sul rock fu enorme, rivoluzionario.

Nato il 27 novembre 1942 a Seattle, da un incrocio fra indiani, neri e bianchi, James Marshall Hendrix comincia a suonare la chitarra a undici anni, poco dopo la morte della madre. A 16 abbandona gli studi e comincia a sbarcare il lunario suonando con complessi di rhythm and blues e di rock’n’roll. Dopo aver svolto il servizio militare come paracadutista, a 21 anni inizia una intensa attività da session-man. Diventa il chitarrista di Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner, King Curtis.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo e firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità. Jimi è già padrone di una tecnica superiore, il blues scorre puro lungo le corde della sua chitarra, ma l’America rapita dal beat è tutta presa dai suoi giovani fenomeni bianchi. La fama del prodigioso chitarrista giunge però alle orecchie di Chas Chandler, ex-Animals, manager a New York in cerca di nuovi talenti. Chandler lo porta con sé a Londra, dove lo introduce nel colorato mondo del flower-power inglese, propiziando l’amicizia con Donovan. Il 1967 è l’anno del suo successo, improvviso e a livello internazionale.

Hendrix fu il primo ad usare effetti che poi sarebbero entrati nella storia del rock e nell’armamentario di ogni chitarrista: il pedale wah-wah, il distorsore e l’eco; tutti abilmente miscelati dai potenti amplificatori Marshall. Dal punto di vista prettamente tecnico, Hendrix proseguiva e aggiornava in chiave psichedelica lo stile blues con l’uso di scale pentatoniche. Dal vivo le sue capacità improvvisative erano eccezionali, poteva cimentarsi in lunghi assoli sperimentando suoni, effetti e timbriche rivoluzionarie.

Tutti i grandi chitarristi che hanno seguito la sua lezione (Jeff Beck, Eric Clapton, Jimmy Page e Ritchie Blackmore) hanno dichiarano che senza l’avvento di Hendrix l’evoluzione della chitarra non sarebbe stata possibile.

Nei quattro anni in cui divenne famoso in tutto il mondo pubblicò altrettanti album fondamentali per il rock e per il blues.

Il suo gruppo, formato da Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria, fu il prototipo della rock band che influenzò i “Cream” di Eric Clapton, i Led Zeppelin di Jimmy Page e i Deep Purple di Ritchie Blackmore.

La partecipazione di Jimi Hendrix ai grandi raduni come il Monterey Festival nel 1967 e Woodstock nel 1969 fecero di lui l’icona per eccellenza della chitarra. Dal vivo era semplicemente sbalorditivo: aveva un’energia incredibile, rivoluzionaria per quei tempi. E’ stato un precursore e un caposcuola nonché un innovatore delle tecniche chitarristiche. La sua prematura morte avvenuta a Londra il 18 settembre del 1970 ha privato il rock di uno dei massimi talenti di tutti i tempi.

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