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ROMA – Chissà che ne pensa Moretti che, se ben ricordiamo, rivolgendosi a Massimo D’Alema gridò. ”Dite qualcosa di sinistra”. Sono passati tanti anni e, pare, così cita anche Repubblica il “mattinale” di Matteo  Renzi, che questa volta ci siamo proprio. Le cose di sinistra ci sono.

E’ stato il premier nel suo spettacolo televisivo, una sorta di fuochi di artificio con i quali si bombardano i telespettatori a dire per primo che si trattava di “cose di sinistra”. E siccome il premier è anche segretario del Pd subito è arrivato il coro dei renziani a confermare. Anche nelle minoranze c’è stato chi ha condiviso, primo fra tutti Mattero Orfini, esponente dei “giovani turchi”. “ Bene, bene, sono cose che abbiamo detto anche noi”. Più contenuto Gianni Cuperlo: La strada indicata da Rernzi può essere quella giusta”. 

I sindacati stravedono :il premier ha seguito  le nostre indicazioni

Passiamo al sindacato, alla Cgil. Susanna Camusso aveva annunciato a conclusione dei lavori del Direttivo che se il sindacato noin aveva risposte positive sul lavor, sulk fisco, ci sarebbe stata una mobilitazione dei lavoratori e dei npensionati, noin esckludendo lo sciopero generale”. A cose fatte  affermava che Renzi aveva ripreso le proposte contenute nel “piano del Lavoro”, messo a punto dalla Confederazione. Così Bonanni e Angeletti aveva richiamato le proposte dei sindacati. Camusso poi, forse rileggendo il progetto Renzi  fa un po’ di marcia indietro: “Toccare le rendite finanziarie non basta per dire che si è determinata una politica di sinistra”. Noi, pignoli come siamo abbiamo riaperto le pagine del Piano proposto dalla Cgil. Che teneva insieme lavoratori e pensionati. Nel progetto Renzi c’è ben poco, quasi niente. Mentre c’è molto del progetto proposti da Enrico Letta. ”Impegno Italia”, prima che il Pd lo defenestrasse.  Ci sono anche gli stanziamenti già previsti.

Una politica di sinistra parte dalla difesa degli ultimi

Noi suggeriamo, molto modestamente, una attenta rilettura degli annunci dati da Renzi. Una politica di sinistra, ce lo insegna la lunga storia derl socialismo c he non è carta straccia, parte dalla difesa degli ultimi, di chi più soffre, di chi non ce la fa proprio, di chi non ha una casa dovce abitare perché non può pagare l’affitto e vive in qualche vecchio camper, di chi frequenta sempre pià spesso le mense dei poveri, di chi fruga nei cassonetti. Poi si dovrebbe passare ai pensionati ,a quei milioni di anziani che hanno le pensioni bloccate, che sono sotto il livello minimo vitale. E insieme si arriva a quei lavoratori che hanno buste paga molto leggere. Sarebbe utile fare un ragionamento  sulle famiglie, se c’è una sola persona che lavora, se ci sono figli. Renzi invece che fa? Punta su una soluzione mediatica , che rende bene in tv, sulla quale i sindacati non possono che dire di sì.

Renzi. Ringraziatemi, a Cottarelli ho detto che le pensioni non le tocco

Dare qualche soldo ai pensionati non fa notizia, mettere nella busta paga di chi porta a casa  meno di 1500 euro al mese sin presta al talk show. Già le pensioni.  Renzi conosce bene la comunicazione. Se la prende con Cottarelli che aveva pensato a tassare le pensioni da 2000-2500 euro al mese nel quadro del taglio della spesa pubblica. E dice: “Tranquilli pensionati. E’ un’idea di Cottarelli, ma le pensioni non si toccano”. Insomma i pensionati devono ringraziarlo.

Per i giovani una sola strada. Precari a vita

Andiamo avanti. Per quanto riguarda il lavoro ai giovani, da quanto si capisce, Renzi rinnega il jobs act. Non più contratto unico a tempo indeterminato per i nuovo assunti, senza regole, leggi quel che ci resta dell’articolo 18. Ma un contratto di tre anni, senza causali, a tempo determinato che conviene al datore di lavoro. Quando scade non hai niente da rivendicare, appunto la mancanza di causali, te ne vai. Cercherai, se ti va bene, un altro contratto simile. Insomma precario a vita. Andiamo avanti. La casa, l’edilizia scolastica. Per la casa c’è poco da dire: si consente soltanto alla speculazione, come dice l’architetto Paolo Verdini, di liberarsi di  un immenso patrimonio  invenduto. L’edilizia scolastica ? Con gli stanziamenti previsti si possono fare interventi su poco più del 20% delle scuole che ne hanno bisogno.  C’è qualcosa di sinistra in tutto ciò? Ancora: ammortizzatori sociali: si rischia un gran pasticcio. Non solo si scopre che manca un miliardo per coprire la cassa in deroga che si vuole abolire. E gli esodati? Non se ne parla.

Il rapporto con le forze sociali? Se ne può fare a meno

Dimenticavamo lo zuccherino. Visto che il governo ha recepito quanto chiesto dai sindacati, lo dicono loro stessi,  Giuliano Poletti, neo ministro del Lavoro, già presidente di Legacoop e portavoce della Alleanza delle tre più forti centrali cooperative, ne trae le conseguenze: non c’è più bisogno della concertazione  con le forze sociali.  E pensare che proprio Poletti è stato uno dei sostenitori del valore della concertazione, o come si  voglia chiamare il rapporto fra chi governa  e i cosiddetti corpi intermedi che hanno un ruolo importante in una società democratica. Ne parla anche la Costituzione. Forze è una cosa troppo di sinistra.

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