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ROMA – Un sollevatore di coscienze critiche si muove nella Capitale. È l’artista Iginio de Luca che mette in atto una serie di blitz notturni, come lente di ingrandimento evidenziano l’assurdità, il grottesco o il drammatico dei fatti socio-politici italiani.

Puntuale come un orologio l’artista agisce in risposta agli accadimenti.

Ora è il turno del museo MACRO di Roma, al centro delle polemiche, dello sbigottimento e oggetto del dissenso di cittadini e addetti ai lavori che vedono il museo comunale di arte contemporanea dalle sorti sospese a causa delle mancate decisioni del Comune. Il sindaco Marino e l’assessore Barca non muovono un passo in merito al museo inaugurato, nella sua nuova ala, solo cinque anni, con un dispendio di risorse economiche e professionali notevoli.

Con il cambio di amministrazione, allo scadere del contratto del direttore, come consuetudine il Comune avrebbe dovuto nominare un nuovo direttore. La nomina non è mai arrivata e al momento vi è un direttore ad interim, Giovanna Campitelli, in attesa di un oramai famigerato concorso che dovrebbe liberare il museo dal vincolo delle nomine politiche. Anni addietro si è parlato della costituzione di una fondazione, che avrebbe favorito una nomina per titoli. La fondazione non è mai stata costituita, ora Roma è in crisi economica e i contratti dei lavoratori del MACRO sono scaduti. Conclusione: a parte i custodi, al museo mancano curatori, register, ufficio stampa, pr, etc. etc. Il museo non funziona, e al momento ospita pure degli artisti in residenza, arrivati – come da programma – il 28 febbraio, ma privati del personale che avrebbe dovuto seguire il loro lavoro.

Il museo è orfano. Proprio così lo definisce Iginio de Luca, e per questo durante la notte tra il 13 e il 14 marzo ha proiettato un video di lattanti urlanti e piangenti sulle facciate delle due sedi (a via Nizza e al Testaccio).

“Il pianto dei neonati è anche il mio, è anche il nostro, talmente forte e drammatico che diventa un grido di protesta che squarcia la notte godereccia, provinciale e senza coscienza di Roma” dice l’artista. E il Macro diventa la metafora della condizione dell’arte e della cultura in Italia, abbandonata a sé stessa, senza un “genitore” che si preoccupi della sua salute, del suo benessere, delle sue sorti. Si pensi a Pompei, alla fatica con cui lavora la Pinacoteca di Brera etc.

Cosa sarà di questo museo?

Un gruppo di addetti ai lavori, artisti e curatori soprattutto, ma anche collezionisti e galleristi, hanno dato vita alla Consulta per l’arte contemporanea, una associazione a cui stanno aderendo anche cittadini – nella loro veste di visitatori dei musei e contribuenti – che si è posta l’obiettivo di controllare l’operato dell’assessorato, di interloquire con l’autorità per suggerire e stimolare un dialogo sul museo e politiche culturali adeguate. Al momento la Consulta ha costituito tavoli di lavoro su tematiche urgenti, che partono dal Macro e si allargano alla gestione dell’arte in città. A questo punto bisognerà seguire il MACRO monitorando le azioni dell’istituzione preposta e cercando di capire se alle intenzioni dichiarate dalla Consulta seguiranno azioni coerenti e capaci.

Nel frattempo l’orfano piange.

 

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