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Obama avverte la Russia. La Nato pronta ad agire se necessario

ROMA –  “Siamo preoccupati che possano esserci nuove violazioni da parte della Russia in Ucraina”. Così il presidente Usa, Barack Obama, dall’Aja, che aggiunge: La Nato è pronta ad agire se sarà necessario”.   “Tutto il mondo – precisa il numero uno della Casa Bianca –  rifiuta il referendum sulla Crimea, spetta alla Russia quindi fare scelte responsabili, altrimenti ci saranno nuove sanzioni”. E ancora:”Noi prediligiamo la via diplomatica, ma opereremo pressioni politiche ed economiche affinchè ci sia un costo per questo processo”. Insomma per il Presidente Usa, ribadendo che le truppe russe devono allontanarsi dai confini, ammette che la situazione è delicatissima: “La Nato è pronta intervenire in difesa degli Alleati se la Russia dovesse minacciarli”. È determinato, Barack Obama, quando afferma il principio contenuti nell’art 5 del Trattato costitutivo dell’Alleanza, quello che regola la difesa reciproca nel caso di un’invasione. L’Alleanza, ha detto il presidente americano nel corso della conferenza stampa conclusiva del summit sulla sicurezza nucleare, «si sta organizzando sempre più intensamente» e, ha aggiunto, «agiremo a difesa» dei paesi minacciati. «Questo è il ruolo dell’Alleanza atlantica -ha sottolineato- e lo difenderemo».  Per quel che riguarda l’Ucraina, invece, e il resto dei paesi che non fanno parte dell’Alleanza, sarà compito degli Stati Uniti «mettere sufficiente pressione internazionale sulla Russia». 

 

La Russia non firma il patto di sicurezza nucleare

Nel frattempo Trentacinque paesi, tra cui l’Italia, si sono impegnati questa mattina all’Aia a rafforzare la loro sicurezza nucleare, mettendo in pratica standard internazionali più restrittivi al fine di impedire alle organizzazioni terroristiche di venire in possesso di materiale utile alla costruzione di una bomba sporca. «Il nostro obiettivo è eliminare gli anelli deboli della sicurezza nucleare», ha dichiarato il ministro olandese degli Affari esteri, Frans Timmermans. 

Al fine di non frenare la volontà di alcuni paesi di andare oltre gli accordi conclusi, Stati Uniti, Olanda e Corea del sud hanno proposto ai partecipanti di aderire a un insieme di linee guida basate su quelle dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).  Francia, Turchia, Ucraina, Giappone e Israele fanno parte dei 35 paesi firmatari del testo, che invece non è stato approvato da Russia e Cina. Un testo che, di fatto, va oltre il documento finale del summit che viene percepito da numerosi osservatori come «un comune denominatore meno ambizioso». 

L’accordo raggiunto fra i 35 paesi mira a costruire una «architettura» mondiale capace di garantire la sicurezza nucleare, promuovendo una maggiore trasparenza, lo scambio d’informazioni e la messa a punto di «buone pratiche» condivise da tutti.

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