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Tratto dal primo capitolo della trilogia di successo ideata dalla giovane scrittrice Veronica Roth.

In una Chicago post-bellica per garantire l’ordine e la sicurezza gli individui sono stati divisi in clan, contraddistinti da specifiche caratteristiche. I pacifici conducono una vita semplice e bucolica. Gli abneganti antepongono le necessità altrui alle proprie. I candidi sono onesti e sinceri. Gli intrepidi affrontano energicamente ogni sfida e non mostrano paura. Gli eruditi sono colti e razionali. Gli esclusi vivono ai margini della società, come meglio possono. Infine ci sono i divergenti, coloro che non rientrano in nessuno schema precostituito e risultano perciò molto pericolosi…

La giovane Beatrice proviene da una famiglia di abneganti ma non è sicura di possedere la stessa vocazione dei genitori. Si avvicina tuttavia per lei il momento fondamentale della scelta della fazione a cui appartenere. Un test attitudinale aiuta i giovani in questo difficile compito. Il risultato del test è per lei sconcertante: è una divergente. Beatrice sa di dover nascondere la propria condizione, altrimenti rischierebbe la vita. Decide così di unirsi al gruppo degli intrepidi. Dovrà superare molte prove, prima fisiche poi mentali, per dimostrare di essere degna di far parte del gruppo. Nel frattempo dovrà celare la sua vera natura. Un compito non semplice, visto soprattutto che ci troviamo in un momento storico turbolento in cui sta per scatenarsi una guerra fra clan…

Beatrice durante il film sarà chiamata ad affrontare progressivamente le sue paura più profonde. Per noi, che siamo più superficiali, il principale timore derivava dalla durata del film. Per fortuna la preoccupazione di annoiarsi non trova riscontro perché i 140 minuti di “Divergent” sono commestibili e digeribili. Anche godibili? Forse. Interessanti sotto un profilo che non coincida con il semplice intrattenimento? No. La sceneggiatura semplifica l’animo umano riducendone all’osso le sfaccettature ed isolando alcune componenti che diventano tout court il carattere dei personaggi. La semplicità va a braccetto con la leggerezza ma non è affascinante né intrigante. Siamo troppo radical chic per accontentarci. Del resto il film ha un target ben preciso e non siamo noi. Si rivolge con chiarezza ed efficacia ad un pubblico giovanile mettendo in scena proprio la difficile transizione fra l’adolescenza e l’età adulta, illustrando un momento esistenziale in cui non è stata ancora acquisita una identità precisa. Mostra qualcosa che si è perso nei secoli e di cui qualcuno sente un disperato bisogno: un rito di passaggio. Beatrice è in bilico fra l’accettazione dei valori familiari, l’identificazione con il nuovo gruppo di appartenenza (gli aspiranti intrepidi) e l’espressione delle peculiari caratteristiche della sua natura più profonda, che è qualcosa in più. L’ “eroe” è ovviamente l’anticonformista che non si adegua, che diverge. Il ribelle ha sempre fascino, specie per gli adolescenti. I cattivi manco a dirlo sono gli eruditi, i secchioni, quelli troppo razionali e poveri di sentimenti. Tutto liscio, tutto chiaro. Banale?

REGIA: Neil Burger

ATTORI: Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Jai Courtney, Kate Winslet

SCEGGIATURA: Evan Daugherty, Vanessa Taylor

FOTOGRAFIA: Alwin H. Küchler

PRODUZIONE: USA

GENERE: Azione, Fantastico

DURATA: 140 minuti

USCITA NELLA SALE: 3 Aprile

Divergent – trailer

 

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