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Il governatore Visco torna all’antico mette nel mirino sindacati e imprese

ROMA – Ignazio Visco torna all’antico.Forse,si è fatto prendere  la mano dalla sede in cui ha parlato, quella della celebrazione del centenario della nascita di Guido Carli, tenuta alla Luiss.

Ha richiamato i “ lacci e laccioli “, frase celebre del suo antico predecessore alla guida della Banca d’talia  che avrebbero frenato lo  sviluppo,intesi dice il governatore  come “ rigidità legislative, burocratiche,corporative,imprenditoriali, sindacali”. Penso che Visco abbia individuato correttamente un problema, la bassa produttività del sistema Italia, ma abbia sbagliato ad imputarla a sindacati ed imprese.

 

Le  vere cause della bassa produttività del sistema Italia

 La bassa produttività del sistema Italia deriva da due fattori principali, a)l’insufficiente tasso di innovazione delle produzioni industriali e terziarie, il primo misurato dalla quota calante di export manifatturiero a media e alta tecnologia, il secondo dal passivo crescente dell’interscambio con l’estero del totale servizi, malgrado l’attivo del turismo, b) il basso livello di efficienza dei servizi, i cui costi pesano sull’impresa italiana molto più che all’estero. Senza menzionare altri fattori di svantaggio come corruzione e giustizia civile.

Come si può pensare di avere una alta produttività quando l’Italia vanta ruoli di leadership nella produzione e nell’export di prodotti a bassa tecnologia come abbigliamento e sedie ed è ultima nei settori avanzati come elettronica e costruzioni aeronautiche -siamo l’unico grande paese europeo fuori dal consorzio Airbus-, quando è assente nei servizi avanzati, banche d’investimento, informatica, brevetti,  e carente negli altri, turismo, cultura, trasporti, etc., servizi che altri paesi industriali hanno sviluppato per compensare gli effetti della deindustrializzazione e per migliorare la produttività. Oggi l’Italia è ultimo nei servizi tra i grandi paesi dell’Ocse col 68% di peso su occupazione contro il 75% dei grandi paesi industriali e questo spiega anche il più basso tasso di occupazione europeo, 55% contro il 65% e la più alta disoccupazione.

 

Serve più attenzione all’industria avanzata ed al terziario

I sindacati e le imprese hanno certamente le loro colpe nella competitività nazionale che non sono quelle, appunto  dei “lacci e lacciuoli” di carliana memoria.Le imprese italiane sono in “sciopero degli investimenti” da molti anni, come e più delle imprese straniere. Nel quinquennio 2007-12, mentre gli investimenti fissi languivano, gli IDE (investimenti diretti esteri) all’estero di industriali italiani di 38 miliardi sono stati 3 volte superiori agli IDE in Italia, di appena 13 miliardi l’anno. Ok, business is business! Ma il dott. Squinzi non faccia la morale a sindacalisti e politici ed il governatore centri meglio i bersagli.

Quanto al sindacato, se vuole smentire le ricorrenti profezie che ne prevedono la scomparsa, deve analizzare meglio i grandi cambiamenti della società della “terza ondata”, essere capace di cambiare per operare nella società post-industriale, mostrando più attenzione all’industria avanzata ed al terziario, quest’ultimo strategico per produttività, export  ed occupazione. Last but not least, il sindacato deve tutelare non solo i dipendenti, ma anche i parasubordinati e le partite Iva individuali, massacrati dall’Inps (28% di contributi) e dai nuovi padroni, paga media 700 euro /mese senza alcuna garanzia, ferie, maternità, etc

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