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I lavori scomparsi nell’industria si possono compensare solo nei servizi

ROMA – A volte ci si arrovella, dibattiti a non finire, certo importanti come quando si discute di economia, di crisi, di politiche da mettere in campo, ma che concretamente non vanno  più in là di parole.

Eppure le soluzioni sono a portata di mano solo che non perdessimo la memoria,il senso della storia, ciò che la cultura ha prodotto.Trent’anni fa il futurologo Toffler annunciò l’avvento della società post industriale. Grazie a un progresso tecnologico travolgente il contenuto di intelligenza delle produzioni sarebbe aumentato tanto da portare all’esplosione dei servizi. Previsione verificata. In 30 anni, nei paesi industriali (PI) i servizi sono al 75% di occupazione e Pil (Italia 68%) mentre il manifatturiero si è dimezzato al 16% (Italia 18%). L’Europa parla di un obiettivo manifatturiero del 20% al 2020, ma sono sogni, non supportati da alcuna cifra.

L’Italia è il paese meno terziario di Europa

L’esperienza dei paesi industriali ha dimostrato che i lavori scomparsi nell’industria si possono compensare solo nei servizi. L’Italia non ha seguito questa strada, è il paese meno terziario d’Europa, con più disoccupati  e con meno occupati. Ci mancano 4 milioni di occupati per essere europei e 6 per essere nord europei e questa voragine è possibile ridurre solo puntando sui servizi, sulla qualità delle produzioni e riducendo gli orari, come hanno fatto i paesi industriali più accorti. Tra l’altro la bassa produttività italiana dipende anche dagli orari lunghi (la produttività si misura dalla produzione oraria e questa si riduce quando gli orari si allungano) e dalla precarietà (relazione del governatore Visco). Gli attuali 5 milioni di occupati nell’agricoltura e nell’industria manifatturiera potranno al massimo essere difesi, con le giuste politiche industriali a sostegno delle imprese innovative. Servizi competitivi servono anche alle imprese industriali

Un piano del Lavoro a partire da Turismo e Cultura

Bisogna fare un Piano lavoro dei servizi, a partire da Turismo e Cultura, il cui scarso sviluppo, in un paese ad alto potenziale di arte, bellezza, storia, è uno scandalo oltre che un suicidio economico ed occupazionale. In un settore che cresce nel mondo senza sosta, l’Italia in 30 anni è passata dal primo al terzo posto in Europa. Un settore che in Francia e Spagna pesa più del  10% di Pil ed occupazione, in Italia pesa poco più dell’8%, 400mila posti lavoro in meno, recuperabili con politiche intelligenti.

Discorso analogo vale per l’istruzione, per l’informatica e le comunicazioni, per i trasporti, per i servizi dedicati alle persone e alle imprese, tutti settori con bilancia con l’estero negativa, in cui finanziamo lavoro straniero, unico caso in tutti gli altri paesi industriali, dove l’export di servizi cresce continuamente.  

In 10 anni si possono creare un milione  di  nuovi posti di lavoro

In totale, in 10 anni, almeno un milione di nuovi posti lavoro è possibile creare con un Piano del lavoro terziario. L’occupazione potrebbe salire da 22,5 a 23,5 milioni ed il tasso di occupazione dal 55% attuale al 60%, ancora lontano dal 65% medio europeo e dal 75% del Nord Europa, a patto di fare politiche pro occupazione e pro servizi. In Germania hanno abbassato l’età pensionabile a 63 anni ed hanno abolito gli straordinari. Noi facciamo il contrario con l’età pensionabile più alta d’Europa e gli straordinari che costano meno del lavoro ordinario. Perciò abbiamo una durata annua del lavoro di 1800 ore contro le 1500 di Germania, Austria, Olanda, Francia, Svezia, Danimarca, etc.. ma anche per questo ci mancano 6 milioni di occupati per essere nord europei. I conti tornano sempre, anche quando non ci piacciono

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