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Dal Labour Party a Left Unite. Cosa sta davvero accadendo nella sinistra europea (parte prima)

ROMA – Mentre diversi commentatori italiani giudicano la recentissima visita a Londra del premier Matteo Renzi come una sorta di vittoria del blairismo cucinato in salsa italiana, nella Sinistra europea va in scena un’altra commedia, purtroppo non colta dai media italiani e non ancora oggetto del dibattito neppure presso la sinistra nostrana.

Cominciamo un esame ravvicinato di quanto sta accadendo in queste settimane – prima del voto decisivo del 25 maggio – proprio dal Regno Unito, dove il partito Laburista di Ed Miliband, l’erede di Blair, sta ricevendo numerosi schiaffoni, dai sondaggi, dagli intellettuali progressisti (ivi compresi i pensatori del think tank blairiano, divenuti, senza mai averli letti, un modello per gli intellettuali renziani), e dal leader del sindacato più vicino ai laburisti, McCluskey. E dove dallo scorso novembre una nuova formazione politica di sinistra, la Left Unite, comincia con insistenza e passione a farsi sentire.Andiamo con ordine.

 

I laburisti inglesi nei sondaggi in discesa di ben12 punti

L’ultimo sondaggio attendibile in ordine di tempo pubblicato sull’Observer attribuisce al Labour Party appena il 32 per cento dei consensi, in discesa di ben 12 punti dal 2010 quando superò il 44 per cento, soprattutto per effetto delle dissennate politiche rigoriste di David Cameron, e del processo di impoverimento progressivo della società britannica. Secondo il sondaggio, la forbice tra Laburisti e Conservatori si è ristretta oggi a soli due punti, e molti a sinistra temono che anche questa volta il Labour di Miliband possa riuscire a perdere le elezioni, nonostante il clima decisamente avverso nei confronti del governo di coalizione guidato da Cameron (Tory) e da Clegg (LibDem). Dai sondaggi si evince anche una pericolosa avanzata degli ultranazionalisti dell’UKIP, indipendentisti e oltranzisti, di certo antieuropeisti, dati al 15 per cento. Insomma, nihil sub sole novi. Prima in Grecia, poi in Spagna, a settembre scorso in Germania, infine molto di recente in Francia, i segnali di una generale sconfitta dei partiti di tradizione socialista scatenano ovunque un gigantesco dibattito pubblico a sinistra. E dappertutto, analisi, diagnosi e prospettive proposte da numerosi intellettuali sembrano analoghe.

La critiche di numerosi intellettuali: la Sinistra ha smesso  di essere la sinistra

 Un po’ ovunque l’accusa verso i gruppi dirigenti dei partiti socialisti è quella di essere stati troppo timidi e omologati alle politiche liberiste della destra. In sostanza, numerosi intellettuali europei sostengono che da qualche tempo la Sinistra ha smesso di essere Sinistra, cioè ha rinunciato, per timore, per insipienza, per incultura o per semplice ambizione di potere, alla missione per cui era nata in Europa: difendere le prerogative sostanziali della democrazia del Novecento, dall’uguaglianza alla solidarietà, dalla protezione dei deboli alla lotta contro lo sfruttamento, fino alle politiche per la piena occupazione. Gli intellettuali europei dicono all’unisono che quando la Sinistra perde la sua vocazione originaria, non muore solo la speranza di un cambiamento autentico, muore anche la Politica.

 

Appello del regista Ken Loach: aderiscono ,migliaia di delusi dal Labour e militanti sindacali

 

 È la tesi condivisa, tra moltissimi altri, da Habermas e Beck in Germania, da Gallino e Revelli in Italia, da Ken Loach in Gran Bretagna. E proprio da un appello del noto regista britannico è nata l’iniziativa di costruire una nuova formazione politica, la Left Unite, che raccoglie migliaia di delusi dal Labour e decine di migliaia di aderenti al sindacato.

La tesi di Loach, diventata ormai la parola d’ordine a sinistra dei laburisti, è che il Partito Laburista “è parte del problema, non la soluzione”. Il regista lo ha riaffermato lo scorso 27 marzo in una splendida lettera al quotidiano The Guardian, senza alcun timore di essere tacciato di ideologismo, o peggio di reducismo. Dopo aver elencato il dramma della società britannica, violentata dalla ipocrisia della “moral mission” del conservatore Cameron, Ken Loach si chiede e chiede alla sinistra: “quando combattiamo contro l’ingiustizia e l’ipocrisia, non possiamo che domandarci: chi sarà l’artefice politico della resistenza? Dovrebbe essere il Labour party, ma è qui il problema”. E Loach elenca tutte le fasi dell’omologazione politica del Labour al liberismo: “i conservatori credono nella supremazia dell’economia di mercato. E così fa il Labour. La coalizione taglia le imprese pubbliche e fa gli interessi delle grandi società private. E così ha fatto l’ultimo governo laburista. E quando i lavoratori si organizzano per difendere l’occupazione, i salari e le condizioni di lavoro, chi li sostiene? Non certo Ed Miliband e i leader del partito Laburista”.

 

Firmano anche nomi di spicco del think tank di Toni Blair

 Perfino intellettuali vicini al partito, scrive ancora Ken Loach, hanno firmato un durissimo appello per un cambiamento delle politiche laburiste (tra i firmatari, alcuni nomi di spicco del think tank di Tony Blair). E non solo. Per Ken Loach, in questa strategia, i sindacati devono essere stritolati e accantonati, mentre le ricchezze si concentrano in poche mani, “nella speranza di trovare un esercito di lavoratori flessibili facili da sfruttare”. L’accusa di Loach verso la svolta culturale e ideologica del Labour è feroce: “la retorica dei laburisti è più soft rispetto a quella dei conservatori, ma la sostanza non cambia: il profitto viene prima di tutto il resto”.

 

 

“ IL partito laburista è parte del problema non la soluzione”

 Pertanto, “il partito Laburista è parte del problema, non la soluzione”. Da queste convinzioni, dunque, è nata a novembre la Left Unite, che ha tenuto a Manchester il suo primo Congresso. Un nuovo caso di formazione minoritaria, intellettualistica, velleitaria a sinistra del partitone? Vedremo. Almeno, in Gran Bretagna, decine di migliaia di persone di sinistra non hanno avuto timore di criticare il gruppo dirigente laburista. Hanno scelto di compiere un percorso diverso, di dibattere senza veli, di tornare alla Politica. E molto vicino a queste posizioni è giunto il leader del sindacato, McCluskey, il quale non solo ha criticato le politiche neoliberiste dei laburisti, ma ha anche minacciato di togliere risorse finanziarie al Labour. Moltissimi sindacalisti sono ormai passati a Left Unite. Loro sono stati capaci di guardare alla speranza di medio-lungo periodo. Sono tornati a scommettere sulla Politica e sulla Sinistra, senza timore di essere accusati di passatismo, di ideologismo, di velleitarismo. Hanno semplicemente cercato di rimettere la Politica nel ruolo che le compete: al centro del dibattito pubblico per il progresso della società. Una lezione da riprendere anche in Italia. 

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