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Ballottaggio. Il centro sinistra vanta un profilo di guida nazionale

ROMA – Al termine dello scrutinio, vale la pena proporre qui alcune considerazioni politologiche a margine del ballottaggio dell’8 giugno. Ricordiamo che gli elettori interessati erano poco più di 4 milioni, circa un decimo dell’intero corpo elettorale, frammentati in 139 comuni, sparsi per l’intera penisola.

Quindici giorni dopo il risultato del tutto imprevisto del 25 maggio alle elezioni europee, in due regioni, e in moltissimi comuni, il test del ballottaggio può rappresentare un ulteriore elemento di valutazione dei comportamenti degli elettori italiani.

Intanto, una prima considerazione di sistema: come sanno bene i francesi, e gli italiani dal 1993, il turno di ballottaggio ha una fisionomia e una fisiologia elettorale del tutto differenti dal primo turno, è insomma un’altra prova elettorale con caratteristiche originali. Intanto, sarà inevitabile il notevole abbassamento dell’affluenza alle urne, essendo, la competizione, schiacciata sui due candidati maggiormente suffragati. Si suppone, dunque, che una buona percentuale di votanti, che al primo turno avevano votato per altri candidati, non siano interessati a partecipare al voto. Si potrebbe anche supporre che il turno di ballottaggio è in realtà uno scontro tra i due eserciti rimasti in campo. E che la vittoria nel Comune venga considerata affar loro. Dunque, se il primo turno fosse finito 46 a 19, ad esempio, il candidato più suffragato, con questa tesi, avrebbe la vittoria in tasca, senza colpo ferire, rendendo di fatto inutile il ballottaggio. È una considerazione, sbagliata, che sta determinando in queste ore molti titoli, anch’essi sbagliati, di molte testate online. I candidati sindaci che vanno al ballottaggio sanno bene invece (come lo sanno i candidati alle presidenziali francesi) che tutto può ancora accadere. E dunque, l’impegno della seconda campagna elettorale deve essere analogo, se non addiruttura maggiore, rispetto a quello profuso nel primo turno. Per almeno due ragioni fondamentali, tipiche di quel sistema elettorale: cercare il consolidamento del voto del primo turno e tentare di condurre al voto coloro che al primo turno hanno effettuato scelte diverse. È qui che si gioca, sostanzialmente, una grande battaglia politica, nei quindici giorni che separano primo e secondo turno. Consolidare il voto significa rassicurare i “tuoi” elettori che non hai smarrito l’identità politica che hai manifestato al primo turno. Ma convincere gli “esterni” può voler dire contaminare quella identità con accordi, più o meno palesi, di governo. Il candidato che riesce a trovare l’equilibrio politico tra queste spinte contrapposte, di solito si aggiudica la posta. Ciò rende, nei comuni, il ballottaggio qualcosa di unico, inedito, sostanzialmente imprevedibile. Perciò, è politicamente inutile, all’indomani dello scrutinio, fare raffronti col primo turno. Come i francesi sanno da circa 65 anni, nel caso del ballottaggio per l’elezione del presidente della Repubblica, come nei 37mila comuni, tutto si azzera, e si ricomincia daccapo, consolidando e convincendo. È il fascino politico della sfida elettorale a doppio turno, che speriamo interessi un giorno anche il Parlamento italiano.

Torniamo a quanto accaduto nel ballottaggio dell’8 giugno nei 139 comuni italiani, e vediamo perchè titoli come ad esempio quello dell’Huffington Post, “Il Pd ha perso le chiavi di casa”, del Corriere della Sera, “Frenata del Pd”, o di Libero, “Cinque schiaffi a Renzi”, o del Fatto Quotidiano che invece si concentra su Livorno, sono sostanzialmente sbagliati, perchè offrono al lettore solo una delle possibili letture del ballottaggio, quella della sorpresa. È vero che la stampa deve titolare secondo la regola dell’uomo che morde il cane, ma così sfugge la realtà politica nella sua complessità. La realtà emersa l’8 giugno ha aspetti complessi sul piano della geopolitica. Il centrosinistra vince praticamente in tutto il Nord, e tranne che a Padova, in tutte le città capoluogo: 3 su 3 in Piemonte, 3 su 3 in Lombardia, Modena in Emilia. Al Centro i risultati del ballottaggio sembrano più equilibrati: delle 5 città capoluogo, 2 vanno al centrosinistra, 2 al centrodestra e 1 al Movimento 5 Stelle. Al Sud, delle 3 città capoluogo, 2 vanno al centrodestra e una al centrosinistra. Riepilogando, su 16 città al ballottaggio, 10 avranno un sindaco di centrosinistra, 4 un sindaco di centrodestra, e una un sindaco dei 5Stelle. Ora, 10 sindaci su 16 sono più del 60 per cento. Non sembra una vittoria? A me sì, se fossi un obbiettivo commentatore francese abituato alla “lotteria” dei ballottaggi. È questa la notizia, “in tutta obbiettività”. I sindaci del centrosinistra vincenti al ballottaggio si aggiungono ai sindaci che hanno già vinto al primo turno, totalizzando complessivamente 160 comuni oltre i 15mila abitanti sui 235 chiamati al voto, guadagnando il 68.5 pr cento dei sindaci dell’intera tornata elettorale. Non sembra una vittoria? A me sì, soprattutto perchè conferma una tendenza politica netta: al Nord, gli elettori sembrano aver dato nettamente fiducia ai candidati e alle politiche del centrosinistra, uscendo da una lunga stagione di simpatie berlusconiane e leghiste maggioritarie, ed è un buon segno, con un netto tamponamento del fenomeno grillino che non riesce a espandersi. Al Centro, nonostante il voto delle Europee, le amministrative, e soprattutto il ballottaggio, hanno manifestato una frattura chiarissima dentro le forze del Centrosinistra e all’interno del corpaccione del Pd, che ha condotto alla sconfitta di Livorno e Perugia, città assunte a simbolo da qualche organo di stampa. Al Sud invece si conferma la sostanziale diserzione dalle urne, usata anche al secondo turno come forma di “vibrante” protesta: a Bari, al secondo turno, ha votato solo un elettore su tre, a Foggia e Potenza poco meno di uno su due, mentre superiore al 50% è la media dei comuni campani. Al Sud infine si conferma l’estrema fluidità del corpo elettorale dal punto di vista delle scelte politiche, che rende ormai impossibile qualunque previsione, e falso ogni sondaggio. In ogni caso, anche i ballottaggi hanno confermato che il centrosinistra, e il Pd, possono vantare davvero un profilo di guida nazionale, a differenza degli altri partiti o coalizioni, che invece segnano quasi ovunque vittorie esclusivamente territoriali e casuali. 

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