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Edilizia, uno dei settori più colpiti dalla crisi

ROMA – Oggi l’economia sta soffrendo in molti settori ma quello edile è uno tra i più colpiti dalla crisi. Dal 2008 a oggi l’edilizia ha registrato solo cali e perdite, per un totale di 446.000 posti di lavoro in meno e 11.177 imprese fallite.  Il calo più significativo riguarda il Mezzogiorno (-31,9% dal 2008 al 2013). 

Tra le cause della crisi riscontriamo diverse azioni non eseguite dagli ultimi tre governi, come la mancata regolazione del mercato e del sistema degli appalti, l’assente contrasto riguardante la crescita dell’illegalità nel settore e la mancata approvazione di una normativa sulla qualificazione delle imprese.

Inoltre nel 2013 gli investimenti nelle costruzioni sono stati per oltre il 65% rivolti ad interventi di recupero sul patrimonio esistente. È diminuito in modo molto consistente anche il personale a tempo pieno, ed è aumentato il tempo parziale. L’occupazione che viene richiesta dalle imprese è ormai prevalentemente a tempo determinato. Tuttavia non sono solo gli operai a restare a casa, ma tutte le figure professionali legate al cantiere: in un anno i liberi professionisti (come architetti, ingegneri, etc.) sono diminuiti del 23%. Il richiamo al governo è esplicito: il settore edile non ce la fa più. Di conseguenza con il Piano di investimenti contro il dissesto idrogeologico, per superare la logica dell’emergenza, il Consiglio  dei Ministri del 12 marzo 2014, ha stanziato 3.5 miliardi per il Piano Scuole, 1.7 miliardi per il nuovo Piano casa  e 1.5 miliardi per la messa in sicurezza del dissesto idrogeologico. L’anno della svolta dunque, in positivo o in negativo, è il 2014.

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