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Disinformatia all’opera, giornalisti saccenti, diritto di parola negato

ROMA – Chi osa parlare di rischi per la democrazia, di derive autoritarie, di mutamenti genetici delle nostre istituzioni, viene messo alla gogna. L’appiattimento dei nostri media, quella che simpaticamente  viene chiamata ”disinformatia” che caratterizzava i regimi del socialismo reale, sono effetti e causa al tempo stesso, della crisi che il nostro Paese sta vivendo.

L’informazione è il sale della democrazia, se viene meno il prezzo che il Paese paga può essere molto alto. In particolare in presenza di una crisi economica che ha avuto effetti devastanti sulla socialità dello Stato, suoi valori fondanti della democrazia, facendo carta straccia dell’uguaglianza, della solidarietà. Del diritto al lavoro, un lavoro dignitoso, asse portante della nostra Costituzione.

Manomesso il diritto dei cittadini ad essere informati

Il diritto dei cittadini ad essere informati e degli operatori ad informare, chiamasi libertà di stampa è sempre “ingrediente“ essenziale. Lo è ancora di più nei momenti di crisi, quando non servono mezze misure, cambiar verso può diventare uno slogan popolare, ma sotto il vestito non c’è niente. Servono progetti, il presente collegato al futuro, una programmazione pluriennale. Serve la mobilitazione di tutte le migliori risorse, politiche, sociali, intellettuali, serve una nuova etica, per aprire un nuovo corso, un New Deal, una svolta come quella attuata dal presidente americano, Franklin Delano Roosevelt  fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli USA a partire dal 1929, il giovedì nero.

Clamoroso: Scalfari chiede scusa a Rodotà e Zagrebelski, ”avevo informazioni sbagliate”

Torniamo così al ruolo dei media, alla ”disinformatia, a giornalisti sempre più saccenti, sanno tutto di tutto”. Scrivono fantasiosi retroscena che diventano libri presentati dai colleghi di talk show. Ancora oggi intellettuali come Rodotà e Zagrebelski vengono accusati di aver dato vita ad un appello tutto “contro” senza alcuna proposta, si addebita loro di voler mantenere in piedi il bipolarismo perfetto. Con i nostro orecchi abbiamo sentito lanciare l’accusa domenica mattina,in un uno dei tanti dibattiti, si fa per dire, televisivi. L’ignoranza della collega che lancia questa accusa è clamorosa. Proprio Eugenio Scalfari nell’editoriale di Repubblica chiede scusa agli intellettuali che hanno firmato l’appello di Libertà  e giustizia. Lui stesso li aveva accusati, dice sulla base di notizie a articoli di giornali, di essere contrari alla abolizione del bicameralismo perfetto. Orse  Scalari aveva letto solo Repubblica. Ma da grande giornalista qual è non solo riconosce l’errore ma si dice d’accordo con le proposte dei firmatari dell’appello. L’ex presidente della Consulta, come affermava un comunicato di Libertà e Giustizia datato 7 aprile  si era pronunciato più volte, “bisogna andare oltre  il bicameralismo perfetto”. Rodotà ha configurato un senato  nato di garanzia, in parte elettivo privo del potere di votare la fiducia al governo e di approvare la legge di bilancio.

La 7 in confusione. Libertà e Giustizia  è altro da  Giustizia e libertà, fondata da Carlo Rosselli

Giacchè ci siamo nella trasmissione che Mentana conduce su La 7  uno dei servizi mandati in onda parlava di appello lanciato da “Giustizia e Libertà”. Crassa ignoranza perché  il movimento che porta questo nome nasce nell’agosto del 1929, fondato a Parigi da un gruppo di esuli antifascisti fra i quali Carlo Rosselli il cui maestro, Gaetano Salvemini, ne fu uno degli ispiratori. Si trattava di un movimento Liberal socialista che svolse un ruolo importante  nella lotta contro il fascismo. Dopo l’8 settembre del 1943 partecipa alla Resistenza con le brigate Gl nel nome del Partito d’azione di chi Ferruccio Parri era uno dei fondatori. L’appello invece è statoi lanciato da Libertà e giustizia. 

Repubblica: chi non è d’accordo con Renzi è un “frenatore”

Passiamo ad altro argomento. Ancora Repubblica in primo piano. Titolone “Se la Sinistra non cambia diventa come la destra. Renzi sfida i frenatori del Pd”. Maliziosamente Stefano Fassina si dice d’accordo visto che la “sinistra” dovrebbe essere il Pd avendo fra l’altro aderito  al Partito dei socialisti e democratici europei. Quindi  è il  Pd che , se non cambia,  diventa come la destra. Troppo sottile per i renziani e poer il quotidiano diretto da Ezio Mauro cui chiediamo il senso della parola “frenatori”. Che fa il paio con, l’accusa di “conservatori”, come molti editorialisti definiscono la sinistra del Pd che proprio sabato ha tenuto una grande assemblea nel nome del cam biamento,dell’innovazione. Repubblica è stata fra i giornali quello che più si è battuto contro il porcellum, contro i parlamentari nominati. La sinistra del Pd vuole dare di nuovo ai cittadini il potere di decidere sugli eletti. Repubblica ha cambiato opinione? Lo dica apertamente. O chieda scusa come ha avuto il coraggio di fare il suo fondatore.

Gaffe di Staino. Bersani e D’Alema “rei“ di partecipazione all’assemblea della sinistra Pd

Infine addolorati e sorpresi leggiamo, sempre su Repubblica, l’intervista con Sergio Staino, l’inventore di Bobo, il fondatore di Tango.  Ha partecipato alla assemblea promossa da Gianni Cuperlo. Ha apprezzato la relazione. Pensava fosse una assemblea di giovani, irrequieti, incazzati. Invece sul palco sono saliti D’Alema, Bersani,quella della Cgil, Carla Cantoni. Lui ha fatto il grande gesto se ne è andato visto che si  trattava di “reduci e sconfitti”. Gli abbiamo voluto bene, ora basta”.  Da far rabbrividire. Forse Staino nella foga rinnovatrice, non si è reso conto che metteva in discussione il diritto di parola. Sarebbe come se a lui si dicesse, smetti di far vignette. Prendiamola come una gaffe, uno scivolone. Anche perché lui ha offeso diverse centinaia di persone che a Bersani e D’Alema hanno rivolto tanti applausi. Tutti scemi, solo lui intelligente?

 

 

 

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