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Congresso Spi. La forza del lungo viaggio dei pensionati nel Paese e nella Cgil

ROMA  – Non è facile dare un titolo ad un congresso, trovare le parole adatte a rappresentare una categoria, i problemi, le speranze, la sua storia, il suo percorso nel Paese e nella Cgil, la nostra Confederazione.

Alla fine trovato il più semplice, per questo nostro Congresso che prende il via martedì 15 a Rimini:la forza del nostro viaggio. Un titolo non rituale e forse un po’ fuori dagli schemi a cui siamo abituati ma che ci rappresenta e che sentiamo nostro. Di quale viaggio stiamo parlando? Di quello che abbiamo fatto da ragazzi, molti di noi giovanissimi, quando abbiamo cominciato a lavorare e che ci ha portato fino alla condizione di pensionati. 

Una scelta di amore e di militanza

Ma stiamo parlando anche di un lungo viaggio dentro la Cgil perché continuare ad essere iscritti e fare parte di questa organizzazione è per noi una scelta d’amore e di militanza nei confronti di un sindacato che abbiamo contributo a costruire giorno dopo giorno. La metafora del viaggio, poi, ben spiega la natura più profonda dello Spi. Significa che non stiamo fermi, che siamo in movimento. Ci siamo mossi, ad esempio, quando siamo andati insieme ai giovani studenti a visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau e continuiamo a muoverci ogni estate quando in tanti di noi vanno a dare una mano nelle terre confiscate alle mafie. 

Siamo in pensione ma non dalla lotta e dall’attivismo sindacale

E ci muoviamo quando attiviamo un tavolo di trattativa con i comuni e le istituzioni locali per svolgere la contrattazione sociale attraverso la quale negoziare le soluzioni migliori non solo per i pensionati ma per i cittadini tutti. Sentirsi in viaggio significa allora che siamo andati in pensione dal lavoro ma non dalla lotta e dall’attivismo sindacale. E cerchiamo di dimostrarlo ogni giorno, come testimoniato dal nostro forte radicamento sul territorio e dalle tante iniziative ci vedono sempre protagonisti, dentro e fuori la Cgil, da soli come pensionati o al fianco di tutti i lavoratori in lotta. 

La nostra prima richiesta:il lavoro per i giovani

Adesso il nostro viaggio ci vede in prima linea nel chiedere come prima cosa il lavoro per i giovani, anche per rispondere a chi ci disegna come degli egoisti che rubano il futuro alle nuove generazioni. Non è retorica, è questa la vera e principale preoccupazione dei pensionati iscritti allo Spi e non solo. Perché il paese deve ripartire, perché dobbiamo uscire dalla crisi con più uguaglianza e con più giustizia sociale. Per riuscirci non c’è altra strada che quella di rimettere il lavoro al centro. È per tutte queste ragioni che lo Spi ha messo il tema del lavoro e dell’occupazione al primo punto del proprio documento congressuale. Se i nostri figli e nipoti lavorano e lavorano bene infatti stiamo meglio anche noi, che in questi anni ci siamo fatti carico della situazione di crisi in cui versava il paese diventando a tutti gli effetti un vero e proprio ammortizzatore sociale. 

Pensioni duramente taglieggiate ,scambiate per un bancomat

C’è poi il tema delle pensioni, duramente taglieggiate dagli ultimi governi che le hanno scambiate per un bancomat dal quale attingere risorse in continuazione per risanare le casse dello Stato. Non ci rassegniamo all’idea che in questo paese non si possa parlare di redistribuzione della ricchezza. È per questo che continuiamo a pensare che chi ha di più debba pagare di più mentre chi è in difficoltà dovrebbe essere sostenuto ed aiutato. Prima o poi questo governo dovrà fare i conti con il problema della condizione di vita dei pensionati e degli anziani e non potrà ignorare ancora a lungo i sette milioni di persone con più di 65 anni che vivono con meno di mille euro al mese

Grave l’esclusione dal bonus fiscale. Eppure paghiamole tasse

In questo senso perché escludere i pensionati dal bonus fiscale di 80 euro previsto per i lavoratori? Non pagano forse anche loro le tasse? Non riempiono anche loro il carrello della spesa, che è uguale per tutti? Domande semplici a cui per ora nessuno ci ha ancora saputo né voluto rispondere. Così come nessuno dal governo ci ha ancora fatto sapere che cosa intende fare sul fronte del welfare, della sanità e dell’assistenza. Eppure avere un’idea precisa di quali politiche socio-sanitarie adottare per rispondere ad un paese che invecchia giorno dopo giorno sarebbe a dir poco fondamentale. Sia per dare delle risposte a chi ha sempre più bisogno di servizi, sia per dare nuove prospettive occupazionali ai giovani. Di tutto questo e di molto altro parleremo al nostro Congresso nazionale. Che non sarà un punto di arrivo ma una tappa, sicuramente importante, del nostro viaggio

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