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Riforme costituzionali, il 29 aprile il testo definitivo. Resta però tutto aperto in nodo del Ddl targato Chiti

ROMA – Per il testo, definitivo di base delle riforme costituzionali, sulle quali Renzi e Berlusconi, avrebbero blindato, nel corso del loro lungo ultimo incontro, l’accordo già raggiunto al Nazareno, l’ipotesi di closing è fissata al 29 di aprile. A scandire i tempi l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, che ha fissato il calendario dei lavori. Il timing prevede per stasera una nuova seduta della commissione, con l’incardinamento della relazione. Immediatamente dopo le feste pasquali partirà la discussione generale. Al termine di questo, probabilmente, giovedì  della prossima settimana, dovrebbero tenersi anche le audizioni: i vari partiti stanno indicando la lista degli esperti da chiamare. Per arrivare ad un testo base sarà compito della Commissione coordinare i 51 Ddl costituzionali depositati a Palazzo Madama, compreso quello del governo, oltre che il Ddl, primo firmatario Vannino Chiti, che rischia di far saltare la pentola con tutto il coperchio . Vanno infatti messe nel dovuto conto le resistenze politiche di una parte consistente del Partito Democratico. Il Senatore Vannino Chiti, come più volte annunciato, non arretra di un millimetro, e malgrado anche il tentativo di mediazione, dell’ex Segretario Bersani, mantiene il suo Ddl, firmato da una larga pattuglia di senatori (almeno 35 ndr) e che potrebbe ricevere anche l’appoggio di numerosi altri parlamentari, non solo Pd ma anche del Movimento 5 Stelle. Il Ddl di Chiti prevede il dimezzamento dei parlamentari in entrambe le Camere oltre a un Senato elettivo. Secca la posizione di Chiti: “No, non lo ritiro per convinzione perché io sono il primo firmatario, ma ce ne sono diversi, che mi pare siano 34. Penso che sia un contributo alla discussione”. Ma a far breccia sui lavori d’aula sembra già avere una ricaduta l’accordo tra Renzi e Berlusconi, visto che Forza Italia ha già ritirato gli oltre 50 iscritti a parlare in commissione. “Ne interverranno cinque o sei – ha fatto sapere il capogruppo Donato Bruno -. L’ostruzionismo da parte nostra non esiste” Chi invece non farà sconti, ma questo è ormai parte integrante dei lavori sia al Senato che alla Camer, è il Movimento 5 Stelle. A partire all’attacco è Vito Crimi, uno dei fedelissimi di Beppe Grillo: “L’obiettivo della maggioranza è chiaro: far finta di aver approvato qualcosa entro il 25 maggio, magari anche solo in commissione”. Ma a questa accusa sulla restrizione dei tempi della discussione replica dura la Presidente della Commissione Anna Finocchiaro: “Si tratta di un calendario tale da consentire a tutti di esprimere le proprie opinioni compiutamente. Non consentirò altre manovre rispetto all’approfondimento del tema”.

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