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Editoria sempre più in crisi. Chi sta alla porta Usb?

ROMA – Dall’assemblea annuale della FIEG, la federazione degli editori è venuto fuori un quadro davvero terrificante. Sembrava di partecipare ai convegni degli anni ’70 sull’industria tessile o siderurgica. I dati illustrati dal presidente Giulio Anselmi non lasciano spazio ad alcuna incertezza: è notte fonda.

Per i quotidiani e periodici, nell’ultimo anno si parla di un perdita secca in diffusione del 13%,in pubblicità fra il 19 e il 23 %, per la TV un meno 10% Complessivamente sono stati persi in un solo anno ben 1.700 posti da giornalista professionista. Una voragine. Il trend è ancora più grave se visto in un contesto internazionale. Solo negli USA negli ultimi 10 anni si è volatilizzato il 46% dei giornalisti da desk, ossia l’ossatura del sistema.

Si fa informazione mentre la si consuma

Il calo pubblicitario negli USA ha ormai portato il web a superare la gallina delle uova d’oro che era la TV americana.

Non possiamo più cavarcela con la ridicola canzonetta sulla qualità. Giornali e televisioni non sono mai stati così ricchi, potenti, vari e approfonditi come oggi. Quello che sta cambiando è l’idea stessa del fare e consumare informazione. Diciamo che le due funzioni si stanno talmente avvicinando che si modificano reciprocamente..Si fa informazione nel momento in cui la si consuma e viceversa. Quello che Castells chiama:produzione di informazione tramite informazioni, ovvero l’informazionalismo.

In questo cambiamento vediamo come i net provider, ossia i grandi integratori di contenuti digitali come Google, Amazon, Facebook, stanno diventando produttori diretti di content, sia sotto forma di news che di stories con le loro rispettive piattaforme televisive. Contemporaneamente, o proprio per questo sarebbe meglio dire, il processo di produzione dell’informazione in rete muta forma e sostanza, passando sempre più attraverso l’uso di algoritmi che intervengono non più solo nella manipolazione dei testi, ma anche nella selezione e combinazione, determinando nuovi format giornalistici, come si ricava dai dati  dell’editoria americana che trovate nel link sottostante.

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A questo punto il problema di accompagnare e guidare il processo di trasformazione non è più solo affare di un gruppo editoriale o di un marchio,o di una sola categoria, come i giornalisti, ma è un dato che afferisce alla sovranità e alla sicurezza di un paese.

Come riarticolare il sistema dell’informazione e attraverso quali soluzioni tecnologiche e quali dipendenze industriali non può essere un tema  di semplice contabilità aziendale. La prossima discussione sul rinnovo della concessione di servizio pubblici alla RAI dovrebbe essere  un capitolo di questa discussione.

Il ruolo del servizio pubblico nella comunicazione audiovisiva

Oggi servizio pubblico nella comunicazione audiovisiva è essenzialmente assicurare al paese e dunque ai cittadini piena autonomia e sovranità nella scelta dei linguaggi, contenuti e sistemi utente nel campo delle news e delle narrazioni. Dunque la Rai deve avere come mission prioritaria quella di intervenire  nelle nuove forme di comunicazione in protocollo IP, in sostanza la TV in streaming, con soluzioni linguistiche e tecnologiche   che diano pieno protagonismo al sistema paese dell’audiovisivo. La mission che lo stato deve dare alla RAI non potrà essere disancorata da una strategia che intervenga su tutte le forme di relazione televisiva, quella etere, quella digitale e specificatamente quella che passerà attraverso la porta USB, che al momento è del tutto sguarnita.

La Rai un citofono per la porta Usb

Con uno slogan potremmo dire che il nuovo servizio pubblico deve essere  un citofono per la porta USB.In questa logica anche il sistema produttivo, a cominciare da quello dell’informazione, potrebbe trovare una nuova ragione. Se è il software il nuovo filtro delle news i giornalisti devono essere i nuovi garanti della trasparenza delle soluzioni tecnologiche che sempre più guideranno i processi informativi. Pensiamo ad esempio nel mondo delle informazioni locali, anzi più ancora nell’Hyperlocal, dove al momento comandano solo i navigatori georeferenziati di Google o Garmich: le redazioni regionali della Rai non potrebbero essere un network che reinpagina e  seleziona il flusso di news, istruzioni e servizi dei tedrritori  per tutti i target: residenti, pendolari e turisti. Discutiamone.

 

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