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Ottanta candeline per Shirley McLaine

La celebre attrice, sorella di Warren Beatty, vinse un Oscar con “Voglia di tenerezza”

“In passato quando un film usciva ricevevi una telefonata dalla casa di produzione 

che ti invitava alla premiere dove erano ad attenderti due fotografi 

e due giornalisti di numero, che ti facevano quattro fotografie e due domande. 

Entravi, vedevi il film e ritornavi a casa. Ora c’è un lunghissimo tappeto rosso e, ai lati, 

una marea di fotografi. Non mi piace, non riesco a trattenere il respiro per tutto quel tempo”

(Shirley McLaine)

 

MILANO – E’ stata la regina della commedia sofistica degli anni ’50 e ’60. Aveva un fascino raffinato e irresistibile. Nonostante fosse un sex-symbol, aveva uno spiccato talento per le parti comiche. Ha lavorato con registi del calibro di Alfred Hithcock, Billy Wilder, Vincente Minnelli, Robert Wise, Don Siegel, Mike Nichols e Hal Ashby. Ha ricevuto cinque nomination all’Oscar e ha vinto l’ambita statuetta per “Voglia di tenerezza” recitando al fianco di Jack Nicholson.

Shirley McLaine nasce a Richmond, Virginia, il 24 aprile del 1934. Il suo debutto nel mondo del cinema avviene nel 1955 a soli 21 anni nel film di Alfred Hitchcock, “La congiura degli innocenti” dove interpretò subito uno dei ruoli principali. Chiamata così in onore dell’attrice bambina-prodigio Shirley Temple, Shirley MacLean Beaty, è la figlia di un professore di psicologia e amministratore di una scuola pubblica e di un’insegnante di recitazione e danza canadese. Di religione battista, segue suo padre e tutta la famiglia a Norfolk, poi ad Arlington e a Waverley. È ancora piccolissima quando la madre decide di iscriverla a delle lezioni di danza classica. Ma nonostante sia fortemente motivata nel balletto, capisce molto presto che la professione di ballerina non è esattamente ciò che fa per lei e lascia la danza, cercando invece di recitare. Cresce assieme al fratello minore, un bel ragazzo che avrà anche lui una fortunatissima carriera nel mondo del cinema: Warren Beatty. Diplomata alla Washington-Lee High School e attrice nella compagnia teatrale scolastica , nell’estate del suo ultimo anno si trasferisce a New York per cercare di sfondare, tentando di entrare in qualche produzione broadwayana e lo fa con successo. Una volta ultimati definitivamente gli studi, torna a New York, diventando la sostituta dell’attrice Carol Haney nel musical “The Pajama Game” e quando questa si rompe l’anca la MacLaine la rimpiazza per un paio di mesi. Nel frattempo, continua a fare provini teatrali, durante uno di questi Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II, che le volevano per il musical “Me and Juliet” la sgrideranno per via del suo nome: troppo lungo, difficile da pronunciare, va cambiato. Shirley segue il consiglio, toglie Beaty e rimane semplicemente: Shirley MacLaine. Con la Haney fuori dal palcoscenico, il produttore cinematografico Hal B. Wallis, una notte, la nota e le chiede di presentarsi per un provino. Dopo l’audizione, le propone un contratto con la Paramount Pictures, contratto che, anni dopo, lei scioglierà per avere il pieno controllo della sua carriera, mettendo fine al comando degli Studio System sulla sua professione.

Inizia a girare commedie: viene diretta da Frank Tashlin in “Artisti e modelle” (1955) accanto a Jerry Lewis e Dean Martin ed in seguito ottiene la prima nomination agli Oscar per il film “Qualcuno verrà” (1959) di Vincente Minnelli.

Gira anche due film memorabili di Billy Wilder: “L’appartament”o (1960) e “Irma la dolce” (1963) tutti e due al fianco di Jack Lemmon. Ormai è considerata la nuova Doris Day e lavora con Peter Ustinov in A braccia aperte (1964) e con Vittorio De Sica nel film a episodi “Sette volte donna” (1967).

Alterna con grande disinvoltura i ruoli comici a quelli drammatici. Notevoli le sue prove accanto ad attori del calibro di Audrey Hepburn nel film “Quelle due” (1962) o di Clint Eastwood in “Gli avvoltoi hanno fame” (1970). Nel 1959, per “Tutte le ragazze lo sanno”, e nel 1960 per “L’appartamento” vince il Bafta quale attrice internazionale dell’anno. Nel 1984, all’età di 50 anni e dopo varie nomination, conquista finalmente l’Oscar come miglior attrice per “Voglia di tenerezza”, con Debra Winger e Jack Nicholson. Tra gli altri suoi lavori c’è anche lo straordinario “Oltre il giardino” (1979) con uno splendido Peter Sellers. Lavora anche con John Schlesinger in “Madame Sousatzka” (1988); nel 1989 è nel folto gruppo di attrici di “Fiori d’acciaio” di Herbert Ross. Con Marcello Mastroianni è protagonista de “La vedova americana” (1992). Ultimamente ha lavorato di nuovo con Nicholson nel film “I conflitti del cuore” (1996), che è il seguito di Voglia di tenerezza. Nel 2006 è stata candidata al Golden Globe per il film “In Her Shoes – Se fossi lei”, dove interpreta l’energica nonna di Toni Collette e Cameron Diaz. Ha anche impersonato, nella miniserie andata in onda su Rai Uno, Coco Chanel durante la sua vecchiaia.

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