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ROMA – Chi compra detta legge. Questo sembra essere il solito epilogo nella storia di Alitalia. Sì, perchè ogni volta che si affaccia un nuovo acquirente, che siano i cosiddetti “capitani coraggiosi” o i finanziatori esteri ecco spuntare il piano “taglia teste”, con tanto di clausola “o ti mangi la minestra o salti dalla finestra”.

Stando alle chiacchiere di corridoio, infatti, potrebbe essere questa l’ipotesi racchiusa nella tanto attesa missiva di Etihad che dovrebbe arrivare nelle prossime ore sul tavolo dell’ad Alitalia. Il ministro  Maurizio Lupi continua a dirsi ottimista. Lui ha sempre supportato questa alleanza  che ritiene “non solo complementare, ma anche strategica per lo sviluppo del trasporto aereo in Italia”. Anzi, secondo Lupi  “tutte queste indiscrezioni che si sono verificate negli ultimi periodi sono state messe forse ad arte in giro da chi ha paura e a chi fa paura l’alleanza tra Alitalia ed Etihad”.

Sarà, ma la gara ai numeri è iniziata lo stesso e le condizioni di Etihad sarebbero già chiare e fin troppo esplicite. Tra queste diminuire drasticamente il numero del personale. C’è chi parla di 1.900 lavoratori, chi di 3.000, chi di molti più ancora con tanto di cassa integrati a rotazione. Ma bisognerà aspettare ancora. Di sicuro la compagnia emiratina ha fatto dietro front e ora vuole farsi convincere a tornare sui suoi passi, a patto che i suoi dettami diventino l’unico obiettivo da perseguire. Se i debiti da 400 milioni con Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi e Popolare di Sondrio potranno essere trasformati in azioni e in altri strumenti finanziari,  la questione del personale resta il peso principale su cui dissipare ogni prevedibile dubbio. Almeno per Etihad che fa già la voce da padrone.

Stando alle ultime indiscrezioni il governo avrebbe addirittura pronto nel cassetto un decreto per liberalizzare lo scalo di Linate e al contempo ridurre la concorrenza sleale delle low cost. Tutto da verificare, chiaramente, anche perchè non si capisce bene che cosa ci sia da liberalizzare ancora in un mercato dove mancano  regole certe e in cui,  torniamo a ribadire, manca un piano nazionale del trasporto aereo che possa dare garanzie a tutti indistintamente a questo delicato settore in agonia.

La cosa che inquieta di più, se ciò fosse vero, è che questo pacchetto di misure arriva, guarda caso, solo ora in vista della prevista alleanza tra Alitalia e Etihad, nonostante molti  sindacati di categoria battaglino da anni per chiedere al governo un confronto su queste scottanti tematiche. Ora forse è troppo tardi. Etihad farà leva sul ricatto occupazionale,  Alitalia pur di non  chiudere definitivamente i battenti accetterà. In mezzo i soliti lavoratori, senza garanzie e senza tutele in una jungla dove il più ricco detta legge, gli altri si adeguano.

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