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ROMA – Renzi cerca di parare i colpi della minoranza Pd, si sta rendendo conto che fare il presidente del consiglio non è esattamente come fare il sindaco di Firenze. Da sindaco si è capo indiscusso della giunta e si ha in mano la maggioranza, di conseguenza alcuni passaggi sono quasi scontati quanto ovvi.

In Parlamento la questione è un po’ più complessa e, come nel caso della riforma del Senato, se la proposta di legge di Renzi non convince, possono nascere proposte alternative che alla fine potrebbero anche dimostrarsi migliori di quella del governo. Questo sembra il destino della proposta di Vannino Chiti e di altri 21 senatori Pd che sta incontrando un consenso trasversale dalle altre forze politiche. La proposta Chiti prevede l’elezione dei senatori, come avviene oggi, ma il dimezzamento dei parlamentari sia della Camera che del Senato. Nei fatti prevede un maggiore risparmio delle casse dello Stato perché i parlamentari in carica sarebbero in numero minore rispetto alla proposta Renzi.

I senatori Pd questa mattina hanno incontrato il presidente Renzi per cercare di trovare una strada comune da percorrere. La carta giocata da Renzi riguarda i futuri senatori, che dovranno essere indicati dai consiglieri regionali, lasciando alle Regioni la modalità di scelta sul come. Attorno a questa proposta si dovrà trovare la quadra. “Fare veloci è l’unico modo per dare un segnale di credibilità in Europa – ha spiegato stamani il presidente del Consiglio – faremo tutti gli sforzi fino all’ultimo giorno per trovare un punto comune, altrimenti sono pronto a fare un passo indietro. A tutti i costi io non ci sto, o così o vado a casa”. “La proposta di riforma costituzionale può avere dei limiti ma non accetto che si dica che è una riforma autoritaria. La mia proposta è in continuità con la proposta dell’Ulivo e della campagna elettorale di Bersani”, ha aggiunto poi il premier. 

“Le riforme sono vittorie straordinarie – ha continuato il presidente del Consiglio – L’Italicum introduce per la prima volta il ballottaggio che fa chiarezza”. Renzi durante la riunione con i senatori non ha parlato solo di riforme, ma anche della campagna elettorale: “I sondaggi ci danno avanti ma io ho detto ai miei che, se li vedo ancora guardare i sondaggi, li meno. Dobbiamo fare la campagna elettorale non nelle stanze istituzionali ma tra la gente a sentire cosa hanno da dirci”. 

Dopo circa due ore, il primo senatore ad uscire dalla riunione è Francesco Russo che afferma: “Vogliamo fare presto questa riforma e chiediamo al M5S di dare una mano e di non fare ostruzionismo”. Poi Russo mostra una spilla regalata a Renzi dal collega Esposito ‘I tacchini felici’: “Vorremo essere dei senatori che hanno costruito una pagina nuova per il Paese”. Il presidente dei senatori democratici, Luigi Zanda, evita le domande e si limita ad una dichiarazione di principi generali: “Pensiamo che questa discussione non debba subire le faziosità della campagna elettorale. Penso che l’approvazione della Commissione possa arrivare prima del 25 maggio e il primo voto dell’Aula possa arrivare dopo le elezioni europee”. Il senatore Vannino Chiti, tra i più critici verso l’impianto di riforma proposta dal governo Renzi, afferma: “Ci sono due ipotesi: una è che ci sia una lista che i cittadini conoscono e votano in concomitanza delle elezioni regionali – e questo potrebbe essere un punto di condivisione – un’altra ipotesi è che ci sia una soluzione affidata alle regioni, una fa così, una fa in un altro modo”.

Dunque la partita resta ancora aperta e, oltre al Pd, vede in campo tutte le forze presenti in parlamento. La scadenza che il premier si era dato per portare a casa la riforma ovvero il 25 maggio sembra sempre più difficile, ma è il prezzo della condivisione e della mediazione. Una sintesi condivisa doveva essere presentata entro stasera e discussa già domani, ma la data più realistica appare la riunione della commissione Affari costituzionali il prossimo 6 maggio.

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