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Corte Ue contro Google. Responsabile anche dei dati pubblicati da terzi

ROMA – A quanto pare anche il colosso di Mountain View può commettere errori ed esser bacchettato. Questa mattina la Corte di Giustizia europea ha stabilito che “il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi”.

Detta in altri termini, il privato cittadino qualora trovi lesivo o incorretto un risultato ottenuto tramite una ricerca online sul proprio conto ha diritto a veder eliminato tale link dall’elenco dei risultati.

All’origine del fatto un cittadino spagnolo (Mario Costeja Gonzalez) che, nel 2009, “googlando” il proprio nome si è imbattuto in una pagina di giornale risalente a 10 anni prima e relativa alla vendita della sua abitazione ad un’asta giudiziaria. L’articolo, o meglio, le due righe erano state pubblicate sul giornale catalano La Vanguardia che, avendo successivamente deciso di digitalizzare il proprio archivio, aveva messo in rete l’edizione contenente la notizia. A distanza di anni, nel momento in cui Gonzalez si imbatte nuovamente nella notizia, questa volta online, il debito contratto all’epoca nei confronti della previdenza sociale e causa dell’asta era stato appianato ma, nonostante ciò, la notizia è ancora lì, visibile da tutti e potenzialmente lesiva anche dopo 16 anni. Avendo ricevuto sia dal giornale che da Google risposta negativa verso la richiesta di eliminare tale notizia, l’interessato si rivolge all’Agencia Española de Protección de Datos (garante della privacy in Spagna) la quale sostiene che vi sono gli estremi per agire contro Google. Il caso va per le lunghe, anche perchéla difesa afferma che responsabile del trattamento dei dati non è la filiale iberica ma quella statunitense, la Google Inc, e che quindi le norme da applicare siano quelle americane. Si arriva poi a Bruxelles, dove inizialmente sembra che Google non ha nessuna responsabilitànei confronti di dati pubblicati da terzi (in questo caso dal giornale La Vanguardia, del quale il motore di ricerca riporterebbe semplicemente il link). Improvvisamente però la situazione si ribalta e, questa mattina, Costeja vince la causa. Alla base di questo ribaltamento il fatto che Google “rastrella” i dati che trova in rete ai sensi della direttiva 95/46/CE, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e alla libera circolazione dei dati. Inoltre, è interessante riportare la risposta dei giudici alla richiesta della difesa di applicare le norme americane: si èstabilito, infatti, che se un’azienda possiede una filiale su territorio europeo le sue azioni vengono considerate secondo le norme della Ue poichévolte ad “assicurare, nello Stato membro in questione, la promozione e la vendita degli spazi pubblicitari proposti sul motore di ricerca al fine di rendere redditizio il servizio offerto da quest’ultimo”. Il portavoce dell’azienda americana ha commentato affermando che “si tratta di una decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale. Siamo molto sorpresi che differisca così drasticamente dall’opinione espressa dall’Advocate General della Corte di Giustizia Europea e da tutti gli avvertimenti e le conseguenze che lui aveva evidenziato. Adesso abbiamo bisogno di tempo per analizzarne le implicazioni.”

In sé per sé non una grande vittoria, ma un piccolo sfizio sì per i cittadini residenti nell’Unione europea (ad eccezione di figure pubbliche o personaggi menzionati in vicende di interesse generale), in quanto potranno chiedere la rimozione di pagine dai risultati di Google e non la loro definitiva eliminazione dal web. Al contrario, si tratta di un duro colpo per l’azienda di Mountain View la quale potrebbe dover rivedere gli algoritmi del proprio sistema e rischia di esser colpita da una cascata di richieste simili a quelle avanzate da Mario Costeja Gonzalez. D’altronde, eliminare qualcosa dal web èpressochéimpossibile, ma farlo fuori dai risultati google èdecisamente già qualcosa. 

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