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Siria. Liberati gli operatori di medici senza frontiere

ROMA – I due operatori di Medici senza Frontiere rapiti in Siria il 2 gennaio scorso assieme a tre colleghi già rilasciati ad aprile, sono stati liberati mercoledì: lo ha confermato la stessa organizzazione umanitaria che, in un comunicato, condanna duramente il sequestro che ha costretto Msf a chiudere in modo permanente un ospedale e due centri sanitari nella regione di Jabal Akkrad, nella Siria nord-occidentale.

I cinque membri dell’organizzazione erano stati prelevati da un gruppo armato in Siria settentrionale, dove lavoravano in un ospedale gestito da Msf per fornire cure mediche di base alle persone colpite dal conflitto. Tre di loro erano stati liberati il 4 aprile; gli ultimi due sono stati rilasciati mercoledì e stanno per ricongiungersi alle loro famiglie. «Il sollievo di vedere tornare i nostri colleghi sani e salvi si unisce alla rabbia di fronte a questo atto cinico, che ha privato una popolazione già devastata dalla guerra dell`assistenza di cui ha disperatamente bisogno», ha detto Joanne Liu, presidente internazionale di Msf. «La

conseguenza diretta del prelevare personale umanitario è la riduzione di aiuti salva-vita. La vittima a lungo termine di questo atto sarà la popolazione siriana. Circa 150.000 persone che vivono in una zona di guerra, nella regione di Jabal Akkrad, sono ora prive delle cure mediche di Msf», ha aggiunto.  Nel 2013, le equipe di Msf in queste tre strutture sanitarie hanno effettuato 521 interventi chirurgici, di cui molti per ferite da trauma, 36.294 consulti medici, e parti sicuri in ospedale per oltre 400 madri. 

In tutta la Siria settentrionale, dove Msf continua a gestire altre strutture mediche, i vincoli di sicurezza hanno reso estremamente difficile fornire assistenza. Le strutture mediche sono state attaccate e bombardate, gli operatori sanitari uccisi o minacciati dai gruppi armati. In altre parti del paese, il divieto di accesso ufficiale e le condizioni di insicurezza hanno impedito a MSF di avviare attività mediche. 

«Questo incidente è rappresentativo di una totale noncuranza verso i civili in tutta la Siria», ha spiegato ancora Liu di Msf. «Mentre milioni di siriani hanno bisogno di assistenza per sopravvivere, tra alcune delle parti armate del conflitto l`idea stessa di una presenza umanitaria indipendente viene respinta.

Per rispondere ai massicci bisogni della popolazione siriana, dovremmo portare avanti alcuni dei più importanti programmi medici nella quarantennale storia di Msf, ma nelle condizioni attuali la nostra capacità è dolorosamente limitata», ha concluso.

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