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Elezioni. L’euro al centro dello scontro, ma i contrari solo in leggero aumento

ROMA – Tra le nazioni dell’Eurozona, il calo dei favorevoli all’euro dal 2007 a oggi è stato abbastanza contenuto: dal 69% al 66%.La crisi economica ha creato una spaccatura all’interno dell’Eurozona: i paesi mediterranei sono molto più critici verso la moneta unica.L’Italia è, tra tutti i paesi dell’Eurozona, quello in cui la percentuale di cittadini favorevoli alla moneta unica è diminuita in modo più netto.

Tra i vari temi al centro della campagna elettorale il più dibattuto è probabilmente l’euro e il ruolo che esso ha svolto durante la recente crisi economica. È vero che gli europei hanno cambiato opinione sulla moneta unica? In caso affermativo, esistono differenze significative tra i 18 paesi che hanno adottato l’euro? E, infine, quanto (e quando) è cambiato il parere degli italiani nei confronti della nuova moneta entrata in vigore nel 2002? Per rispondere a queste domande l’Istituto Cattaneo ha analizzato i sondaggi dell’Eurobarometro in riferimento all’opinione – favorevole o contraria – dei cittadini europei sull’euro, in tutti i paesi che utilizzano la moneta unica, dal 2007, anno di inizio della crisi economica, ad oggi. Molti studiosi e commentatori, anche recentemente, hanno sottolineato la persistenza, nonostante l’impatto della cosiddetta Grande Recessione, di una maggioranza di europei favorevoli all’euro. I sondaggi dell’Eurobarometro) confermano questo dato: a livello complessivo, tra le nazioni che hanno adottato la moneta unica, il calo di chi si dichiara a favore dell’euro è stato tutto sommato contenuto: dal 69% nel 2007 al 66% nel 2013. Anzi, in alcuni paesi, ad esempio nella Germania di Angela Merkel, l’opinione dei tedeschi è rimasta quasi immutata (72% favorevoli nel 2007 e 71% alla fine del 2013).

Tuttavia, questo dato generalizzato nasconde importanti differenze tra i singoli paesi esaminati. In primo luogo, si può notare che nel corso degli ultimi sei anni si è creata una spaccatura tra i paesi dell’Europa mediterranea e le altre nazioni dell’Eurozona: nel 2007 si dichiarava a favore dell’euro il 64% dei cittadini di questi paesi, mentre oggi lo stesso dato è inferiore di sette punti percentuali (pari al 57%). Almeno nella percezione pubblica, nei paesi del sud Europa (Francia, Grecia, Italia, Spagna e Portogallo) i cittadini hanno progressivamente perso fiducia nell’utilità della moneta unica.

Inoltre, se ci concentriamo sul caso italiano, il calo di “fiducia” si mostra ancor più netto e marcato.Si evidenza per l’Italia una tendenza discendente delfavore all’euro ancor superiore a quella della media dei paesi mediterraneo .Infatti, la differenza tra gli italiani favorevoli e contrari all’euro è diminuita di 10 punti percentuali dal 2007 ad oggi: un calo superiore alla media dei paesi mediterranei. Se, infine, allarghiamo l’arco temporale della nostra ricerca, analizzando l’intero periodo che va dal 2002 (anno di inizio della circolazione dell’euro) alla fine del 2013, il dato che emerge dalla nostra analisi è che l’Italia è, tra tutti i paesi dell’Eurozona, quello in cui la percentuale di cittadini favorevoli alla moneta unica è maggiormente diminuita. Al momento del debutto dell’euro, gli italiani che vedevano con favore questa novità erano il 76% (uno dei paesi più favorevoli, più favorevole per esempio di Francia e Germania), mentre oggi sono soltanto il 53%. Nel giro di poco più di un decennio l’Italia ha disperso una riserva di fiducia verso la moneta unica di ben 23 punti percentuali. Va aggiunto che questo atteggiamento critico precede la campagna politica di queste elezioni europee, in quanto i dati che riportiamo sono stati rilevati nell’autunno scorso. Di questa sfiducia alcuni partiti si sono impossessati nella campagna elettorale, benché non l’abbiano generata. Essa pre-esisteva ai partiti e alla campagna elettorale. Il grande

valore emotivo della moneta per qualsiasi cittadino e il fatto che fosse cresciuta la sfiducia nei confronti dell’Euro ha spinto alcuni partiti (in primo luogo i partiti eurocritici come la Lega nord, il Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e in parte Forza Italia) a cavalcare questo tema e ad amplificarlo ulteriormente. Per questo il fenomeno appare radicato nell’opinione pubblica, quindi ancor più preoccupante agli occhi di chi ha guardato all’Europa con speranza.

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

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