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Elezioni Europee. Aumentano gli anti europeisti

ROMA – Aumenta l’euroscetticismo, Gli euroscettici, infatti, sono  triplicati.  

Un’autentico terremoto politico anti-Ue che parte dalla Francia e che vede a Bruxelles oltre 140 parlamentari non solo euroscettici ma anti-sistema.  L’annunciata vittoria della destra del Front National di Marine Le Pen, di gran lunga il primo partito con il 25,40%, ha stordito tutti. Non tanto i gollisti dell’Ump, secondi con il 20,6%, quanto i socialisti del presidente Francois Hollande crollati al loro minimo storico, appena il 14%. Lo sgomento è tale che domani è stato convocata all’Eliseo un gabinetto d’emergenza. Le Pen ha già chiesto elezioni anticipate e l’Eliseo tenta di arginare lo scossone assicurando che trarrà «lezione da questo evento cruciale». Ma lei promette di scuotere il Paese e l’Ue: il popolo francese «non vuole più esser governato dall’esterno, rispondere a leggi per cui non hanno votato o obbedire a uomini che non sono soggetti alla legittimità del suffragio universale».

La seconda faglia del sisma si è aperta fragorosa nel Regno Unito, Paese euroscettico per eccellenza.   Va un pò meglio per il fronte europeista in Germania. In Germania la Cdu/Csu di Angele Merkel resta il primo partito con il 36,3% (ma arretra rispetto al 42,5 delle politiche del 2013), a quasi 10 punti dai compagni di ‘grosse koalition’, ma rivali a Straburgo, l’Spd che ha ottenuto circa il 27,4%. Anche nel Paese che fa traino all’Ue,  trionfano gli anti-euro dell’Afd, nati solo nella primavera del 2013, che sono al 7%, quarto partito dietro ai Verdi al 10,50%. A seguire la sinistra dei Linke, filo-Ue. La Germania, dove non c’è soglia di sbarramento, manderà anche un rappresentante di gruppi come i neonazisti dell’Npd con l’1% o i Piraten con l’1,4%.  In Olanda, dove si è votato il 22 maggio, dalle urne è uscita la sorpresa che la formazione xenofoba e anti-Ue del Pvv di Geert Wilders, data dagli exit poll quarta, è in realtà seconda ex aequo con i Democratici 66, per cui ad entrambi vanno 4 seggi. Primi i cristiano democratici con 5 deputati. In Austria vince il centro destra dell’Ovp con il 27,3%, seguito dai social-democratici al 23,8%. Terzi spuntano i nazionalisti e anti-Ue dell’Fpo con il 19,5%. L’Fpo spera di riuscire a formare un gruppo anti-Ue comune con il Front National di Le Pen. In Danimarca ha stravinto il partito anti-immigrati Danish People Party con il 26,2, all’opposizione, che non punta ad alleanza con il Front National di Le Pen, giudicata formazione antisemita e antigay. Il partito di maggioranza, i social democratici sono secondi al 19,1%.  In Grecia è il trionfo del partito anti-Ue per eccellenza, stavolta da sinistra. Si tratta di Syriza di Alexis Tsipras, primo partito greco con il 26,5%, che ha fatto della lotta all’austerità imposta dalla troika Ue-Bce-Fmi la sua ragion d’essere. Trionfo anche per l’estrema destra di Alba Dorata al 9,34%. In mezzo il partito del premier Antonis Samaras Neo Demokratia con il 23,13% che governa con il Pasok di Evangelos  Venizelos, solo quarto con l’8,07%. Tsipras ha già chiesto elezioni anticipate. In Spagna sono state punite le due formazioni principali che hanno governato negli ultimi anni di asuterità: il Pp del premier Mariano Rajoy è al 26,03 e passa da 24 deputati a 16 (-8); peggio è andata ai socialisti con il 23,04%, che da 23 scendono a 14 perdendone 9. Exploit della formazione anti sistema fondata solo due mesi fa, Podemos (emanazione politica organizzata del movimento di protesta ‘ocupamos’), che dal nulla ha conquistato 5 seggi. In Ungheria la notizia è il crollo dell’estrema destra ultranazionalista e razzista di Jobbik, secondo partito con il 14,68% ma che ha ceduto 6 punti rispetto alle politiche del 6 aprile. Primo Fidesz con il 51,49% del controverso premier Viktor Orban. Infine, per restare ai maggiori membri del club Ue, in Portogallo, che sta lentamente uscendo dalla crisi è stato punita la coalizione di governo del premier Pedro Passos Cohelo (social democratico) che ha imposto severe misure di austerità, come in Grecia. Primi sono i socialisti con il 31,45% seguiti al 27,7% dall’insieme di formazioni al governo. 

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