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Teatro Argentina. Frost Nixon. Da non perdere. Recensione

ROMA – È il duello televisivo che ha cambiato per sempre il volto della politica americana e del giornalismo mondiale ad andare in scena al Teatro Argentina di Roma: Frost versus Nixon, scritto dal drammaturgo e sceneggiatore britannico Peter Morgan. Una co-produzione del Teatro Elfo Puccini di Milano e del Teatro Stabile dell’Umbria, per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che nella pièce interpretano rispettivamente il giornalista britannico David Frost e il presidente Richard Nixon, coinvolto nello scandalo Watergate. 

Una scenografia essenziale: poltroncine da ufficio a rotelle, cornici che ricordano uno studio televisivo e monitor con immagini connotative dell’epoca. Il tutto per riprodurre l’arco temporale dal 1974 al 1977 nelle location di Londra e Los Angeles. A coinvolgere non è la spettacolarizzazione degli effetti scenici ma il pathos e il ritmo serrato dei dialoghi. Sei attori, tutti molto giovani, oltre ai due protagonisti Bruni e De Capitani, che racconteranno come sia nata in Frost, popolare anchorman, l’idea di intervistare il personaggio più controverso della storia americana: l’ex presidente Nixon costretto a dimettersi nell’agosto del ’74 per evitare l’impeachment.  Il repubblicano Nixon non si era mai dichiarato colpevole, neppure nel suo discorso di commiato alla Nazione, in cui difendeva strenuamente il proprio operato. Fu proprio cotanta presunzione a indurre Frost a tentare il colpaccio: ottenere una confessione in diretta TV.

Dopo due anni di trattative tra l’agente del Presidente, Swifty Lazar (Luca Torracca) e David Frost verrà stipulato il contratto che nel marzo del ‘77 autorizzerà una serie di interviste video: in tutto 12 puntate, registrate in una casa privata a Monarch Bay, in California. Seicento mila dollari di compenso pretesi da Nixon, oltre alle percentuali lorde sui diritti televisivi. Una spesa all’inizio interamente sostenuta dal presentatore britannico, che non godeva dell’appoggio economico dei grandi sponsor. Per Frost -ritenuto dai più, poco qualificato per l’intervista – si è trattata di una vera sfida per rilanciare la propria immagine. Al suo fianco, un valido entourage di studiosi e professionisti dell’informazione: John Birt (Matteo De Mojana), Bob Zelnick (Andrea Germani) e il fondamentale Jim Reston (Alejandro Bruni Ocana).  Un duello senza esclusione di colpi, che dopo 11round e altrettanti K.O, ha segnato, alla fine, la rimonta di Frost grazie al ritrovamento di un documento inedito, la trascrizione di una conversazione compromettente tra l’allora presidente Nixon e un suo collaboratore alla Casa Bianca, prova incontestabile dell’insabbiamento del Watergate. La confessione catartica, la pubblica ammissione di colpa di un Nixon pentito e amareggiato chiude l’ultima puntata. E sul successo di Frost e della giustizia cala il sipario, accompagnato dal commento del talentuoso e affascinante Alejandro Bruni Ocana. 

Una rappresentazione drammaturgica che nulla ha da invidiare all’omonima trasposizione cinematografica diretta da Ron Howard, ma, che a dispetto del film sollecita nello spettatore una riflessione sul ruolo dei media nell’avallare gli abusi della politica, secondo le logiche acritiche e amorali dello “showbiz”.  Eccellenti non solo le performance dei registi e attori Bruni e De Capitani, ma anche della compagnia di giovani talenti, che conta anche i più maturi: Luca Torracca (Swifty Lazar) e Claudia Coli (Caroline).

Frost – Nixon di Peter Morgan

Regia di Ferdinando Bruni, Elio De Capitani 

Al Teatro Argentina di Roma

dal 20 al 30 maggio

Con:

Ferdinando Bruni              David Frost

Elio De Capitani                  Richiard Nixon

Luca Torraca                       Swifty Lazar

Alejandro Bruni Ocana     Jim Reston

Claudia Coli                          Caroline

Matteo De Mojana              John Birt

Andrea Germani                 Bob Zelnick

Nicola Stravalaci                 Jack Brennan

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