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Amnesty. A sei anni nessuna verità e giustizia per Giuseppe Uva

ROMA – Il 14 giugno 2014 saranno trascorsi sei anni dalla morte di Giuseppe Uva, un uomo di 43 anni fermato alle 3 del mattino del 14 giugno 2008 a Varese, assieme all’amico Alberto Biggiogero.

I due vennero portati in caserma e alle 5 parti’ la richiesta di un Trattamento sanitario obbligatorio per Uva. Trasportato al pronto soccorso, venne poi trasferito al reparto psichiatrico dell’ospedale di Circolo dove, poco dopo le 10, mori’ per arresto cardiaco.

A sei anni dalla morte di Giuseppe Uva, Amnesty International Italia rileva quanto l’accertamento della verita’ sia ancora lontano.

“Le vicende processuali del caso di Giuseppe Uva – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia – mettono in evidenza la necessita’ che vengano sempre svolte indagini tempestive, trasparenti e accurate in tutti i casi in cui emergano denunce di violazioni dei diritti umani e costituiscono per Amnesty International Italia un ulteriore segnale che non e’ piu’ differibile che il paese si doti di strumenti adeguati a prevenire morti in custodia, maltrattamenti e tortura da parte delle forze di polizia (compresa l’introduzione di un reato specifico di tortura)”. 

Sulla morte di Giuseppe Uva sono stati aperti due primi proced imenti nei confronti del personale medico delle strutture presso le quali l’uomo venne trasferito, chiusi in primo grado con l’assoluzione di tutti gli imputati. Un terzo procedimento che vede coinvolti due carabinieri e sei poliziotti e’ giunto all’udienza preliminare dopo che il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Battarino, l’11 marzo 2014, ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dai pm Agostino Abate e Sara Arduini, disponendone l’imputazione coatta.

Il 24 marzo, i pm Abate e Arduini hanno depositato la richiesta di fissazione dell’udienza preliminare e di rinvio a giudizio per tutti gli indagati con le accuse di omicidio preterintenzionale, violenza privata, abbandono di incapace e arresto illegale. Il giorno successivo, il procuratore generale di Varese, Felice Isnardi, ha rimosso i pm A bate e Arduini dall’indagine, autoassegnandosi il fascicolo, perche’ ha ritenuto che le imputazioni poggiassero su basi deboli, illogiche e contraddittorie, tali da rischiare di minare in partenza il processo Il 9 giugno scorso, data fissata per l’udienza preliminare, il procuratore generale Isnardi, ha tuttavia, sorprendentemente, confermato la posizione dei colleghi, chiedendo il proscioglimento di tutti gli indagati dall’accusa di omicidio preterintenzionale, violenza privata, abbandono di incapace e arresto illegale, chiedendo il rinvio a giudizio per il solo reato di abuso di autorita’ contro arrestati o detenuti (art. 608 c.p.).

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