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Con la legge Boschi i cittadini non eleggono i senatori, con la legge Verdini non eleggono i deputati

ROMA – Siamo quattordici senatori che abbiamo deciso di autosospenderci dal Gruppo Pd  del Senato. Lo abbiamo fatto  esprimendo  in questo modo lo sdegno verso la sostituzione dei colleghi Chiti e Mineo dalla Commissione Affari costituzionali. Non avrei mai creduto nella mia storia politica di trovarmi costretto, perché di questo si tratta, ad un simile atto.

 Ad annunciarlo in aula a nome di tutti è stato il bravissimo collega Paolo Corsini con un’appassionata citazione di padre Bevilacqua: “Le idee valgono per ciò che costano e non per ciò che rendono”.Mi sembra di vivere un mondo a rovescio. In passato mi sono trovato spesso a denunciare queste prepotenze quando accadevano nel campo dei nostri avversari politici e mi sono sempre rallegrato di far parte di un partito democratico che pur con tanti difetti era comunque il più aperto alla discussione. Ora è un grande dolore ammettere che rischia di assomigliare agli altri.

Ancora più grave è che due senatori siano sostituiti perché non si allineano alle direttive di partito in tema di Costituzione, cioè quando si dovrebbero assicurare il confronto più ampio di opinioni e il rispetto delle obiezioni non solo tra i partiti ma anche all’interno di essi. Si tratta di un’aperta violazione dell’articolo 67 della Carta che garantisce la libertà di mandato del parlamentare e, come ripeteva sempre Bobbio, costituisce una delle principali garanzie per la libertà di tutti i cittadini.

Nella pur travagliata storia repubblicana non era mai accaduto prima che il governo imponesse al Parlamento un testo di revisione costituzionale. Il potere esecutivo dovrebbe semplicemente rimanere in silenzio quando il potere legislativo scrive la Carta. Questo insegna la civiltà giuridica e lo conferma anche il buon senso.

È sotto gli occhi di tutti, infatti, che sono proprio le impuntature del governo ad avere impantanato la riforma. La proposta Chiti ha ottenuto ampi consensi a sinistra, a destra, al centro e avrebbe i numeri in Parlamento per essere approvata se il Pd l’avesse fatta propria. La nostra non era un’iniziativa contro il partito, anzi un contributo al suo successo.

Gli atti di arroganza spesso sono anche inutili. Non c’era alcuna necessità di rimuovere Chiti e Mineo dalla Commissione. Anche se avessero votato a favore, infatti, non sarebbero bastati i voti della sola maggioranza di governo per cambiare la Costituzione. Come ha giustamente ricordato lo stesso Renzi non si poteva ripetere l’errore del centrosinistra che approvò da solo nel 2001 il nuovo Titolo V. Era e sarebbe oggi ancora più saggio ricercare soluzioni condivise.

Se il premier si concentrasse sulle formidabili scadenze di governo che ha annunciato e lasciasse fare al Parlamento si potrebbe in poche settimane correggere l’Italicum e riformare il bicameralismo. I testi attualmente in discussione sono curiosamente d’accordo nel togliere potere agli elettori proprio mentre questi chiedono di eliminare la Casta. Con la legge Boschi i cittadini non eleggono i senatori e con la legge Verdini non eleggono i deputati, continuando nella logica del Porcellum. Non chiediamo la luna, proponiamo solo di restituire agli elettori la scelta dei parlamentari.

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