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Yara. Malore per Bossetti. L’accusa, il Dna lascia una firma indelebile

BERGAMO – Una tachicardia causata dal forte stress di questi giorni per Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio.

E’ quanto successo ieri mattina al carcere di Bergamo dove l’uomo si trova rinchiuso. Intanto continuano le polemiche nei talk televisivi, tra penalisti, criminologi e giornalisti  sulla velocità in cui è stata data la notizia dell’arresto e sulla violazione della privacy e le indagini sull’uomo, sposato e padre di 3 bambini. Gli investigatori continuano il loro scrupoloso lavoro per incrociare le celle telefoniche agganciate da Yara Gambirasio con quelle di Bossetti e poter quindi stabilire il numero di contatti  ‘virtuali  tra la vittima e il presunto killer della tredicenne. Le analisi tecniche si concentrano su un arco temporale piuttosto ampio, almeno da qualche mese prima  della scomparsa della giovane, per poter stabilire con assoluta certezza quante volte i cellulari abbiano agganciato la stessa cella e dunque dedurre se e in quali occasioni la vittima e il presunto carnefice siano stati contemporaneamente presenti nello stesso luogo.

Nel frattempo anche i Ris proseguono le analisi scientifiche sui capi di vestiario sequestrati a casa di Bossetti, nel tentativo di trovare anche l’arma del delitto. Ma i riflettori sono sempre puntati sullo  studio di compatibilità delle microtracce rinvenute sulla scena del crimine. L’accusa è  convinta che l’unica cosa che conta è che il Dna di Massimo Bossetti è identico a quello ritrovato sul corpo di Yara. Un dato che chiuderebbe ogni discussione. Non fosse altro perché, per stessa ammissione dell’indagato, tra i due non esisteva alcuna consuetudine, alcuna relazione. Non si erano mai visti. E questo dà alla prova un significato univoco, sempre secondo l’accusa. Ma non solo.  Carlo Previderé, biologo dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Pavia dice che”la corrispondenza tra il profilo genetico di Bossetti e quello recuperato sul corpo di Yara è data da 21 marcatori Str autosomoci”, ovvero quasi due volte quelli richiesti dai protocolli internazionali per accertare l’identità tra due profili genetici. “E in questo caso la possibilità di errore — aggiunge il biologo — è nell’ordine di uno su 2 per 10 alla ventisettesima. Il che sta a dire che, statisticamente, solo un soggetto maschile su due miliardi di miliardi di miliardi condivide nella popolazione questi genotipi o caratteristiche genetiche ». Insomma, hai voglia a sostenere «non sono io”.

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