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Mafia. Sequestro multimilionario di beni, arrestate 95 persone

 

PALERMO –  Sono state arrestate questa mattina a Palermo 95 persone, ritenute affiliate alle cosche di San Lorenzo e Resuttana, nell’ambito dell’operazione denominata “Apocalisse”. Sequestrati beni per svariati milioni di euro.

I reati contestati dalla Dda di Palermo, che ha coordinato le indagini, sono di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento e altri reati.

Tra gli arrestati, Girolamo Biondino, ritenuto dagli inquirenti il nuovo capo del mandamento di Resuttana-Tommaso Natale. Girolamo è  il fratello di Salvatore, l’autista di Salvatore Riina, arrestato assieme al boss dei boss il 15 gennaio 1993.  Girolamo Biondino era stato scarcerato in aprile ma subito si era rimesso al comando gestendo gli affari della cosca, a partire – secondo le indagini – dal pizzo imposto a tappeto su tutto il «suo» territorio.  

Le indagini sono state condotte dal pool di magistrati coordinato dall’aggiunto Vittorio Teresi e composto dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Dario Scaletta. 

Il «pizzo» resta la principale fonte di reddito per le famiglie mafiose. Gli investigatori avrebbero appurato un capillare controllo del territorio, con richieste asfissianti nei confronti di commercianti, grandi e piccoli, imprese, e ogni altro genere di attività esistente nel mandamento. Le richieste vanno da poche centinaia di euro mensili del piccolo bar di borgata ai mille nei confronti delle impresi edili. Altra fonte di sostentamento delle cosche, in crisi di liquidata, sarebbero le «macchinette» dei videopoker, installate in gran parte di bar e attività commerciali del territorio.

L’operazione potrebbe inoltre aver fatto luce su un delitto eccellente di mafia accaduto più di cento anni fa. Si tratta dell’omicidio del super poliziotto italoamericano Joe Petrosino, ucciso il 12 marzo 1909. In un’intercettazione delle forze dell’ordine nei confronti di uno degli indagati, Domenico Palazzotto, questo si vanta con gli amici di essere discendente di Paolo Palazzotto, l’uomo che per primo fu arrestato con l’accusa di essere il sicario inviato da Cascio Ferro, il boss di Bisacquino affiliato alla “mano nera”, per uccidere Petrosino di fronte all’hotel de France, in piazza Marina. Paolo Palazzotto, così come Cascio Ferro, vennero però assolti per insufficienza di prove.  Domenico Palazzotto conferma invece che a sparare contro l’investigatore italoamericano in piazza Marina a Palermo fu lui, per ordine dell’allora capo di Cosa nostra, Vito Cascio Ferro. Secondo gli inquirenti, Domenico Palazzotto aveva da poco assunto il ruolo di reggente della cosca dell’Arenella, predendo il posto del cugino Gregorio Palazzotto, arrestato il 21 giugno del 2009 dopo la denuncia del titolare di un cantiere nautico al quale era stato chiesto il ‘pizzo’.

Nel suo profilo Facebook, Gregorio Palazzotto aveva scritto una frase contro i pentiti: “Non fanno paura le manette ma chi per aprirle si mette a cantare” e ancora “Odio le persone che non si fanno i cazzi propri…”, “la lingua sparla quando brucia il culo”.  Inoltre Palazzotto condivideva foto e link che rivendicavano l’indulto e dell’amnistia per i carcerati.

 

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