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Sting, l’era solista con le ‘tartarughe blu’

Nel 1985 usciva il primo album solo dell’ex cantante dei Police

 

Prologo: la fine dei Police

Nel momento del loro massimo successo internazionale Sting, cantante e leader dei Police, decise di sciogliere il gruppo. Per i fans di tutto il mondo fu una notizia incomprensibile e inspiegabile. L’ultimo album, “Synchronicity”, aveva venduto oltre 15 milioni di copie, ed era considerato l’apice creativo e compositivo del gruppo inglese. Per quale motivo, dopo aver pubblicato il loro capolavoro, Sting decise di porre fine ad una band così amata dal pubblico? Le ragioni sono molte. Innanzitutto i rapporti con Stewart Copeland e Andy Summers si erano molto deteriorati sin dai tempi di “Ghost in the machine”. Il batterista e il chitarrista non vedevano bene la straripante leadership compositiva di Sting. Anche in fase di registrazione i Police non erano più un gruppo unito e coeso. Sting componeva le canzoni da solo e poi le portava in sala di registrazione per eseguirle con Stewart ed Andy. Inoltre il cantante voleva esplorare nuove sonorità che non si coniugavano con la direzione musicale del gruppo. La fine dei Police fu un brutto colpo per la scena musicale degli anni ’80 in cui si erano imposti come i più originali e innovativi.

La carriera solista nel segno del jazz

La prima apparizione di Sting in veste solista avvenne per il grande concerto di “Live Aid” del 13 luglio del 1985 organizzato da Bob Geldof per aiutare i paesi poveri dell’Africa. Sting con la chitarra insieme al sassofonista Branford Marsalis eseguì una bellissima versione di “Roxanne”. Anche se è un brano rock, il cantante cambiò gli arrangiamenti con un lungo solo di sax tenore di Marsalis. Era l’inizio della nuova carriera di Sting, anche se non fu subito chiaro ai più. Il cantante invece aveva le idee molto chiare per il suo disco di debutto. Costituitì un gruppo di musicisti jazz di altissimo livello: il sassofonista Branford Marsalis, il bassista Darryl Jones (scoperto da Miles Davis), il tastierista Kenny Kirkland (lanciato da Miroslav Vitous) e il batterista Omar Hakim proveniente dai Weather Report.

Con questi straordinari musicisti fu abbastanza facile per Sting mettere in pratica il suo progetto sonoro per “The Dream of the blue turtles” che fu pubblicato nel giugno del 1985. Durante le registrazioni l’affiatamento tra i musicisti e Sting fu immediato anche per l’eclettismo delle composizioni e degli stili musicali dei brani composti dal cantante. Si passa dal rhythm blues di “If you love somebody set them free”, al piacevole reggae di “Love in the seventh wave”, alle atmosfere classiche di “Russians” al pop sofisticato di “Children’s Crusade”, ai momenti jazz di “Consider me gone”, “Moon over Bourbon street e soprattutto il brano che titola l’album. La fusione di diversi generi è la chiave del grande successo internazionale del primo disco solista di Sting. L’album arrivò al 2° posto negli Usa, al terzo in Inghilterra, al primo in Germania, Italia e Australia e al 4° posto in Canada. Nel complesso le vendite arrivarono a circa otto milioni di copie in tutto il mondo. Un debutto estremamente positivo che fu confermato dalla lunga tournée che il bassista entraprese tra il 1985 e il 1986 e che fu testimoniata dal bellissimo doppio live “Bring on the night”.

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