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Alitalia. La storia si ripete. Spuntano ancora i sindacati compiacenti

ROMA – Alcune organizzazioni dei lavoratori devono aver raccolto l’appello di Matteo Renzi che dopo la sua investitura chiese quasi minacciosamente ai  sindacati di dargli una mano, “senza mettere i bastoni tra le ruote”.  Infatti, sulla lunga trattativa tra Alitalia, governo e sindacati la Cisl-Uil e Ugl hanno già firmato l’intesa. La Cgil, invece, si è riservata di verificare il testo e di dare una risposta entro i 3 giorni.

L’accordo raggiunto non cambierebbe molto rispetto a quanto annunciato dal ministro Maurizio Lupi, che prevede i 2251 esuberi, con 616 persone ricollocate nel perimetro aziendale, 681 esternalizzati entro il 31 dicembre e 954 in mobilità con la sperimentazione dei contratti di ricollocamento. A dirla così sembra un salvataggio in extremis rispetto alle richieste di Etihad, ma sappiamo benissimo che si tratterà dell’ennesimo massacro di lavoratori, tenendo conto tutto il personale in mobilità che dal 2008 attende ancora risposte. Possibile che nessuno tenga conto della storia passata?

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti tenta di rassicurare: “Non siamo riusciti a salvare tutti  gli esuberi, ma anche per quelli per i quali al momento non c’è una soluzione, abbiamo predisposto una serie di strumenti molto importanti e innovativi che dovrebbero aiutarci, anche in tempi abbastanza veloci ad avere un’opportunità per tutti. Credo, quindi, che lo sforzo fatto in queste settimane è stato molto importante”, ha concluso l’ex presidente di Legacoop. Anche l’ad Alitalia, Gabriele Del Torchio, al termine del confronto con governo e sindacati ha espresso piena soddisfazione: “Oggi abbiamo fatto un passo in avanti importante e ora continueremo a lavorare”.

Tuttavia i dubbi restano. Quello che intimorisce, infatti, è che si pensa al costo del lavoro ancor prima di  conoscere nel dettaglio il piano industriale che dovrebbe rilanciare l’ex compagnia di bandiera. Se qualcuno dei sindacalisti compiacenti è sicuro che il sistema per ricollocare i lavoratori possa funzionare, significa che ignora volutamente l’epilogo del 2008.

Significa che i lavoratori sono soltanto dei numeri e non si prende in considerazione che dietro a ognuno di loro ci sono dei nuclei famigliari, dei figli che a loro volta devono avere delle certezze pur piccole che siano. Lo sanno i sindacati quante persone sono rimaste a terra e le aziende dell’indotto che hanno chiuso i battenti per sempre?

E poi questi tavoli separati tra sindacati buoni e sindacati cattivi come succede da sempre. La triplice e l’Ugl da una parte, l’Usb, l’Anpav, l’Avia e l’Anpac, (ovvero quelli di categoria ndr) dall’altra, tra l’altro quest’ultime tre federate con la UIl. Ma non è tutto. Ecco spuntare anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni che con orgoglio afferma: “con l’accordo firmato questa sera sugli esuberi Alitalia, abbiamo garantito il varo di un’azienda importante che potrà fare una buona strada per il paese e i lavoratori sapendo che l’azienda era cotta, distrutta, bollita e siamo contenti di aver contributo all’accordo”. Ma come distrutta e bollita? Eppure a Palazzo Chigi nel 2008 nel tavolo delle trattative non c’era anche lui? Ogni commento è superfluo.

 

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