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Romanzi. “Soltanto il cielo non ha confini”, testimonianza letteraria di sensibilità profonda

ROMA – Hanno uno sguardo che non si dimentica i clandestini che dopo la mezzanotte guadano il Rio Grande, alla volta del sogno americano. Occhi malinconici e velati: gli stessi dei profughi siriani che ogni giorno sbarcano sulle coste siciliane a bordo d’imbarcazioni di fortuna. In preda alla fame e alla disperazione, alla ricerca di sollievo da guerre e povertà, in presunti approdi sicuri. E sono proprio gli ultimi, i protagonisti del nuovo romanzo di Guido Mattioni  “Soltanto il cielo non ha confini”, un titolo che ricorda come le frontiere siano un’invenzione degli uomini, frutto di guerre e sopraffazioni e non espressione del disegno divino.

Il romanzo s’incentra sulla vita di Hernando e Diego, due fratelli gemelli originari di Suerco-en- el suelo, un paesino agricolo di fantasia, nella provincia messicana del Chihuahua. Un’area dedita alla coltivazione di fagioli – elemento principe dell’alimentazione locale – ma con poco altro da offrire a due giovani dalle grandi speranze. La loro avventura americana inizia a El Paso, porta di accesso texana al paradiso a stelle e strisce: l’uno imboccando la via del lavoro e del sacrificio, l’altro la scorciatoia della criminalità e dei facili guadagni. Identici come due gocce d’acqua, la loro somiglianza trarrà in inganno persino la polizia di frontiera e la stampa locale. Una storia avvincente, con finale a sorpresa: uno stile asciutto e modulato che ricorda i grandi narratori americani del ’900; il realismo antiborghese di Sinclair Lewis, l’umorismo di John Dos Passos e il ritmo incalzante di Ernerst Hemingway.  

Un racconto che rivela le emozioni e le paure più segrete degli immigrati irregolari: i loro sogni e le loro aspirazioni, con oggettività e leggerezza, senza impietosire. Nell’intreccio non poteva mancare il giornalista di mestiere Henry Butler (alter ego di Mattioni) l’unico capace di fiutare la verità a chilometri di distanza e scoprire il mistero che si cela dietro ai due gemelli.

 La minuzia descrittiva dei luoghi è frutto dell’esperienza sul campo di Mattioni, per anni inviato speciale del settimanale Epoca. Da volontario si era unito al Border Patrol, la polizia di confine nei pattugliamenti notturni del confine -1.400 km di recinzioni metalliche – che separa il Messico dal Texas. È lì che per la prima volta ha incontrato i “wetbacks”: clandestini di tutte le età immersi fino alla cintola nel Grande fiume per penetrare illegalmente negli Usa, protetti dal buio della notte texana. Un’esperienza indimenticabile che per 30 anni si è tenuto dentro, per renderla, infine, patrimonio collettivo in un’esperienza letteraria di qualità e profonda sensibilità.

Guido Mattioni

Soltanto il cielo non ha confini

Ink editore, 2014

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