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Alitalia a un passo dal baratro. Il ricatto che pesa sulla testa dei lavoratori

 

ROMA – Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi continua a dirsi basito sull’incomprensibile divisione dei sindacati, che rischiano di far saltare la trattativa Alitalia Etihad. Unica possibilità, a detta del ministro, il quale, precisa che non esiste nessun piano B, ovvero nessuna alternativa all’intesa con la compagnia emiratina, che per alcuni rappresenterebbe la grande opportunità per tutto il sistema Paese.

Tuttavia sarà difficile trovare una soluzione a breve termine visto il caos che si è determinato dopo l’esito del referendum indetto da Cgil, Cisl e Ugl, terminato senza il raggiungimento del quorum e della posizione contraria di Uil e delle sigle di categoria. Anche Matteo Renzi è intervenuto sulle pagine di Repubblica lanciando un avvertimento che ha il sapore del solito ricatto sulla testa dei lavoratori: “tutti si devono rendere conto che l’alternativa è tra 1.000 o 15.000 esuberi. Ma resto ottimista”.  Al premier fa eco il ministro Lupi il quale avverte: “entro la prossima settimana tutte le questioni della trattativa Alitalia-Etihad si dovranno chiudere.  I tempi sono dettati, non abbiamo ricevuto ultimatum da parte di Etihad – ha aggiunto – ma tutti hanno chiara la situazione: i lavoratori, le banche, le imprese e i soci privati. Il governo continuerà a fare la sua parte». E poi sulla possibilità che Etihad ritiri l’offerta, Lupi ha risposto che l’unico rischio è solo legato a una cosa: “che non si risponda ai contenuti dell’accordo”.

Insomma, siamo alla resa dei conti finale e la situazione è caotica. I sindacati, ormai completamente spaccati hanno perso la loro funzione rappresentativa e gli stessi lavoratori hanno perduto la fiducia riposta in loro. Il governo, esattamente come fa l’azienda, non si pone il problema del costo del lavoro, ma di chiudere in fretta e furia la scottante questione Alitalia, pur di scrollarsi di dosso questa vicenda ingombrante e pericolosa, che se esplodesse rischierebbe di creare un danno socio economico macroscopico, visto l’elevato numero di dipendenti che coinvolge, senza contare l’indotto.

Qui ormai non è più una questione e di responsabilità da una parte o dall’altra, nonostante la provata patologia cronica dell’azienda. Non sarà l’Etihad a risollevare le sorti di una compagnia caduta in disgrazia ancor prima che qualcuno si accorgesse. Tra mala politica a manager inaffidabili e incapaci la compagnia di bandiera è un po’ alla volta caduta nel precipizio, senza piani e in assenza di regole. E poi la crisi economica che di fatto ha scardinato quei pilastri economici su cui prima poggiavano le certezze. Per questo servirà a ben poco anche l’entrata di un nuovo soggetto privato, qualunque esso sia. Se il costo del lavoro cala drasticamente, calano anche i salari, e se calano le retribuzioni in generale pochi si potranno permettere di prenotare un volo. Questa ipotesi è diventata una realtà a cui non è più possibile sottrarsi. Che i licenziati siano mille e non 15 mila significa che l’agonia sarà portata avanti ancora per un po’, ma l’obiettivo di creare un nuovo ordine economico fatto di nuovi schiavi è alle porte.

Il governo nel frattempo parla di riforme e perde altro tempo. Dall’equità di cui parlava Monti, alle strategie della grande intesa del governo Letta , al rottamatore Renzi la situazione è rimasta esattamente la stessa. Chi è buon intenditore intenda.

 

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