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Alitalia. A Fiumicino disagi. Ma di chi è la colpa? L’effetto domino è sempre più vicino

ROMA – A Fiumicino lo sciopero bianco continua. Il clima è  alle stelle. Da una parte Alitalia pronta a salpare nei cieli assieme alla Etihad, dall’altra tutte le nefande conseguenze  che ricadranno ancora una volta sulla pelle dei lavoratori e li porteranno alla mobilità e poi al licenziamento. Insomma ai dipendenti questo accordo con la compagnia emiratina è costato caro, per alcuni il posto di lavoro, per altri un notevole abbassamento delle buste paghe e dei diritti acquisiti.

Ai naviganti perfino la 13ma è stata eliminata senza contare tutte le trattenute sulle buste paghe che coinvolgeranno tutti i dipendenti dell’ex compagnia di bandiera.  Oggi però alcuni non ci stanno a questa forma di protesta. Invocano l’intervento dell’Authority perché si tratta di una interruzione illegittima, o meglio un blocco, che riguarda il servizio pubblico. Eppure, mettendosi nei panni di un dipendente, che probabilmente ha già visto scritto il suo nome nella lista dei prossimi licenziati, non viene da pensare che forse un po’ di rabbia sia giustificabile?

Non viene in mente che, da una parte ci sono i passeggeri con i loro inviolabili diritti, dall’altra ci sono migliaia di lavoratori a cui hanno scardinato praticamente tutto, in barba a tutti i principi che dovrebbe garantire lo stato di diritto? Viaggiare è una scelta da rispettare, ma se le regole vengono cancellate unilateralmente significa che siamo in un Paese dove qualcun altro decide per i diretti interessati. Alcuni addirittura criticano queste forme di lotta che alla fine portano disagi solo a chi non ha nessuna responsabilità. Verissimo, ma allora viene da chiedersi quali siano le forme legittime e giustificabili e soprattutto quando sia il momento di praticarle. Sicuramente a qualcuno verrebbe da dire: ‘mai?. Lo dicono gli stessi sindacati, alcuni dei quali nella vicenda Alitalia hanno firmato un accordo senza pensare alle conseguenze. Lo hanno fatto nel 2008 e lo hanno fatto ancora nel 2014. Probabilmente la storia non ha insegnato nulla, visto che migliaia di persone hanno vissuto per 7 anni tra cassa integrazione e mobilità e tutte le alternative occupazionali promesse sono rimaste tali.

 La matematica non è un opinione e i numeri in questi ultimi tempi parlano chiaro. L’obiettivo finale rimane sempre quello di abbattere sempre più il costo del lavoro, di rendere i lavoratori privi di strumenti di difesa e sempre più sfruttati e sottopagati. Insomma il modello cinese, di cui tanto parlò Naomi Klein nel suo libro ‘No Logo’ , è già una realtà.  Più gente povera e disperata, più disoccupati, meno potere d’acquisto e innalzamento drammatico dei problemi socio economici  in un effetto domino che porterà solo pochissimi settori ad avere un po’ di ossigeno sufficiente alla sopravvivenza. O forse neppure quelli, perché se il soldo è fatto per girare in questo modello capitalistico, quando rimane fermo l’economia implode. E questo effetto è sotto gli occhi di tutti.

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