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UE. Mogherini, capo della diplomazia

BRUXELLES  – La decisione dei 28 sulla nuova leadership europea, con il consenso unanime sui nomi di Donald Tusk alla guida del Consiglio europeo e di Federica Mogherini come capo della diplomazia europea, in pieno semestre di presidenza italiana, rappresenta una vittoria per il presidente del Consiglio Matteo Renzi. La nomina della quarantunenne, solo da pochi mesi a capo della Farnesina, come alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea in una fase tanto delicata è un netto successo per il premier italiano, che solo un mese e mezzo fa, al precedente vertice del 16 luglio, era tornato a Roma con l’amarezza di un rinvio. 

Oggi invece, all’appoggio compatto dei leader di area socialista si è unito il lavoro diplomatico che ha portato all’accordo sul primo ministro polacco come successore di Herman Van Rompuy, importante perchè ha disinnescato la diffidenza dei paesi dell’Europa dell’Est e baltici nei confronti del ministro italiano.

Dal primo novembre, quando entrerà in funzione, sarà anche vicepresidente della Commissione guidata da Jean-Claude Juncker, e come alto rappresentante parteciperà a tutti i vertici dei capi di Stato e di governo. Prima che i leader dei 28 formalizzassero la decisione, il presidente eletto lussemburghese, impegnato in una difficile opera di completamento dell’esecutivo con pochi nomi femminili a disposizione, aveva avuto un colloquio di mezz’ora con la candidata, definendola poi, parlando off the records competente ed europeista.  Quelle che Mogherini dovrà affrontare con il Servizio europeo di azione esterna sono «sfide immani», come ha riconosciuto lei stessa durante una conferenza stampa in cui ha potuto sfoggiare i suoi impeccabili inglese e francese, particolarmente apprezzati a Bruxelles nel giorno in cui l’altro nominato, Tusk, ha potuto solo promettere di riuscire a parlare un buon inglese quando sostituirà Herman Van Rompuy, ovvero all’inizio del prossimo dicembre. Ma la conoscenza delle lingue non basta,e allora Mogherini, che si è confermata una convinta europeista citando il padre fondatore Robert Schuman, ha ricordato le sue esperienze: «ora sono un ministro degli Esteri del G7, ma sono 20 anni che mi occupo del lavoro europeo sugli affari esteri: credo che l’esperienza istituzionale sia importante e ne ho un pò, ma lo è anche quella che si matura partecipando alla vità della società, con le Ong e il lavoro sul campo: anche questa può essere spesa a livello europeo» e a chi le contesta la giovane età ha osservato che «a 41 anni non sono giovanissima, e comunque l’età è una delle poche cose che non si possono cambiare. Il primo ministro – ha aggiunto riferendosi a Renzi – è più giovane di me, come altri leader in Europa: c’è una nuova generazione di leader europei, ed è bene che siano rappresentati nelle istituzioni». 

Confermandosi sostenitrice di una soluzione diplomatica per la crisi in Ucraina, Mogherini ha poi ricordato le sfide che attendono l’Europa negli altri paesi limitrofi: «ciò che accade nel Medio Oriente e nel Mediterraneo ha un forte impatto su di noi», ha ricordato. «Se puntiamo un compasso su Bruxelles, vediamo quanto tutti i nostri vicini soffrono e capiamo quanto sono difficili le nostre sfide». Ma Mogherini non ha tralasciato di accennare alle priorità economiche per la nuova leadership, che non può permettersi di lasciare che «il sogno europeo, diventato realtà, si trasformi in un incubo» per quei cittadini che non hanno «accesso a un salario». Occupazione e crescita, quindi, devono essere al centro della politica economica comune. 

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