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Led Zeppelin IV, l’apogeo del ‘dirigibile’

Nel 1971 usciva il quarto album del gruppo di Page: quello più amato e veduto di sempre

“Credo che ogni chitarrista ha in sé qualcosa di unico 

nel proprio modo di suonare. Ognuno deve identificare 

ciò che lo rende diverso, unico, e svilupparlo”

(Jimmy Page)

Un’ascesa irresistibile

Nella carriera del gruppo rock dei Led Zeppelin, caratterizzata sin dall’inizio in uno straordinario successo, il loro quarto album rappresenta un capitolo importante, storico e forse irripetibile. Per quel disco, pubblicato alla fine del 1971, la band capitanata da Jimmy Page, fece appello a tutte le sue risorse ed energie creative per dare il massimo. I Led Zeppelin, avevano alle spalle tre album tutti molto apprezzati dal pubblico. All’inizio degli anni ’70, la popolarità della band era immensa: i loro dischi finivano sempre ai primi posti delle classifiche mondiali. La critica specializzata invece era piuttosto critica, soprattutto quella inglese. Dopo la pubblicazione del III album, inaspettatamente acustico e folk, i giornalisti musicali non avevano apprezzato quel drastico cambiamento del sound dopo il durissimo II disco (quello con “Moby Dick” e “Whole Lotta love”). Page e Plant si erano molto risentiti dopo il diluvio di critiche negative al loro terzo lavoro discografico. Il leader del gruppo non voleva che gli Zeppelin fossero identificati solo per l’hard rock: le loro ambizioni musicali erano diversificate e spaziavano in più generi musicali.

Dopo Led Zeppelin III, i rapporti tra il gruppo e la stampa inglese divennero pessimi. Per il nuovo album Page voleva dare una risposta alle numerose critiche, a suo dire protese unicamente a inquadrarli in un genere predefinito dopo l’uscita del disco precedente. Per rimarcare questa loro volontà, moltissimi aspetti pure fondamentali connessi al disco non trovarono una dimensione chiara. Addirittura, fino all’ultimo non vi furono certezze sulla forma che avrebbe avuto il nuovo lavoro: all’inizio si pensava a un doppio album, poi alla pubblicazione di quattro distinti Lp, fino alla decisione finale di escludere ogni complicazione inutile mantenendo la classica forma del 33 giri, a condizione che venisse pubblicato senza titolo e senza alcuna forma di promozione. Era un rischio non mettere il nome del gruppo sulla copertina. I quattro componenti, John Bonham, John Paul Jones, Robert Plant e Jimmy Page, si concentrarono soprattutto sui contenuti musicali, disinteressandosi del marketing e della pubblicità, aspetti pure importanti nell’industria discografica.

Genesi di un capolavoro

Furono necessari quattro mesi per completare un disco così importante e decisivo per la carriera dei Led Zeppelin. Le prime session risalgono al dicembre del 1970 e si conclusero nel marzo del 1971 negli studi di registrazioni Island, Basing Street di Londra e al Rolling Stones Studio di Mick Jagger. Jimmy Page curò come sempre la produzione del disco, scegliendo accuratamente la scaletta dei brani e la qualità del sound insieme all’ingegnere del suono Andy Johns. Dal punto di vista musicale, il IV album è con ogni probabilità il vertice creativo del gruppo. I quattro musicisti hanno prodotto otto brani sintesi perfetta del ‘modo di intendere la musica’ secondo i Led Zeppelin. Il disco si apre con il rock aggressivo di “Black Dog” (nel suo assolo Page sovraincise ben quattro chitarre elettriche), poi il classico “Rock and Roll” (per molti anni apertura dei concerti), e la splendida ballata folk “The Battle of evermore” con la presenza della cantante Sandy Dennis che duetta con Plant accompagnati da chitarra acustica e mandolino. La prima facciata si chiude con la mini suite “Stairway to heaven”, forse la migliore composizione dell’intera carriera dei Led Zeppelin. Il brano si apre con uno struggente arpeggio di chitarra acustica accompagnato dal mellotron di John Paul Jones. Un lento crescendo segna la dinamica musicale della composizione sino all’esplosione finale dell’assolo di chitarra elettrica. Un vero e proprio capolavoro. La seconda facciata si divide tra situazioni blues (“When the levee breaks”), brani acustici di rara bellezza come “Going to California” e sperimentalismi sonori in “Four Sticks” in cui John Paul Jones suona per la prima volta un sintetizzatore VCS-3.

Anche la custodia dell’album è molto curata. Da un punto di vista concettuale è considerata la più sofisticata copertina realizzata dal gruppo, che per spiegare l’idea del circolo naturale della vita (con il passato a rappresentare i giorni perduti e la visione di un presente distruttivo), impose delle immagini ben precise, prescindendo da qualsiasi riferimento personale e dalla propria storia recente (nome del gruppo, titolo dell’album, simboli forti come il dirigibile). Sul retro fu scelto di inquadrare il particolare di un muro consumato dal tempo con la carta da parati che cade a pezzi: in primo piano, una vecchia cornice con la fotografia di un contadino piegato sotto il peso di un grossa fascina di legname. Aprendo la copertina (sul verso), con un gioco di prospettive, lo sguardo dello spettatore coglie l’istantanea di un quartiere popolare metropolitano, mentre sul lato interno, un’illustrazione di Barrington Colby MOM ispirata a L’Eremita, una carta dei Tarocchi, chiude il cerchio metaforico.

L’album, pubblicato l’8 novembre del 1971, fu un successo immediato e di proporzioni quasi inaspettate. Led Zeppelin IV fu un best seller in tutto il mondo: solo negli Stati Uniti ha venduto oltre 23 milioni di copie. Raggiunse la prima posizione in Canada e in Gran Bretagna, il secondo posto negli Usa, Francia, Giappone e Italia, il terzo posto in Norvegia, l’ottavo in Spagna, il nono in Germania. In Argentina, Olanda, Svizzera e Spagna ottenne un disco di platino, in Australia otto dischi di platino e negli Stati Uniti ben 23 dischi di platino. Si calcola che le vendite complessive siano di almeno 37 milioni di copie in tutto il mondo.

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