Casino europei sicuri

  1. Casino registrazione SPID: l’unico trucco per stare fuori dai falsi miti: La slot è in cinque righe e mette a disposizione 3 tipi di supereroe (il ragazzo in arancio tipo fuoco, la donna di ghiaccio e una specie di Superman), una W di Winner e molte altre icone.
  2. Quale slot scegliere principiante: la cruda verità dietro le luci rosse - Quasi tutto sullo schermo di un rivale slot 3D sembra realistico.
  3. Progressive Blackjack: la puntata minima online che ti fa girare la testa: Il casinò Slotomatic premia frequentemente sia i suoi nuovi e vecchi giocatori con alcune delle migliori promozioni disponibili sul mercato.

Casino on line lista

baccarat casino non aams soldi veri: il paradosso dei tavoli online senza regole
Tutti orientati a fare appello ad un pubblico femminile con la scelta di giochi di slot e combinazione di colori.
Il “bonus senza deposito per blackjack” è solo un trucco di marketing, non una benedizione
Questo è così importante perché altrimenti potresti rovinare le tue possibilità di vincita tentando di impostare le tue probabilità di vincita.
In altre parole, non hanno bisogno di entrate elevate per pareggiare i conti.

Bonus benvenuto casino'

Classifica bonus casino benvenuto migliori: la cruda verità dietro le offerte scintillanti
Questo è uno dei più grandi vantaggi offerti dalla Fortuna Drago Incredibile Gioco gratis slot machine online.
Casino online responsabile: gli indicatori di qualità che nessuno vuole ammettere
In questo caso, il giocatore può scrivere al proprio casinò, spiegando che vogliono prendersi un anno sabbatico da tutte le attività di gioco.
Bingo 90 Online Soldi Veri: L’Unica Truffa che Ti Fa Ridere

Perché l’Italia non avanza in Europa? Occhio alla trojka

ROMA – Incomincia a farsi strada sulla stampa italiana un sillogismo bislacco, cui si può applicare quello che Keynes diceva di Hayek, e cioè come partendo da premesse assurde si giunga a conclusioni da manicomio. La premessa sarebbe che Grecia e Spagna sono in ripresa perché hanno fatto le mitiche ‘riforme’.

L’Italia, invece, è in difficoltà perché non le ha fatte, anzi non ne è in grado. Quindi bisognerà che arrivi la Trojka per farle; parola di De Bortoli e Scalfari. Ma, dice Scalfari, questa volta la Trojka sarà clemente e non farà macelleria come in Grecia e Spagna. La conclusione è insensata, come vedremo, ma andiamo con ordine e incominciamo dalla premessa chiedendosi: Spagna e Grecia sono davvero in ripresa? E semmai, dipende dall’aver fatto le ‘riforme’?

La premessa è bislacca anzitutto per l’autore. Quel tal Alesina, autore della teoria dell’«austerità espansiva» che, accolta in pompa magna dall’Ecofin nel 2010, fu invece sbeffeggiata dal Fmi nel 2012. Giustamente, visti i risultati, dal 2011 al 2013, di un’austerità senza espansione e con tanta recessione. La premessa è inoltre bislacca di fatto. 

La Grecia ha sperimentato una caduta di reddito e occupazione intorno al 25%. Cifre pari solo a quelle degli Usa post ’29. Con una caduta dei salari intorno al 30%. L’edilizia ha ripreso poco, e le famiglie greche restano indebitate. La bilancia commerciale resta in passivo, cioè le importazioni sono maggiori delle esportazioni; anche se la loro differenza si è ridotta di un terzo. Il miglioramento, però, è dovuto soprattutto alla caduta delle importazioni di beni. Un aumento del 5% dell’export di beni a fronte di una caduta dei salari del 30% non è certo un successo; piuttosto un fallimento. 

La Spagna non è molto diversa. La differenza cruciale della Spagna è che la caduta dell’occupazione è pari a quella greca, mentre quella del reddito è inferiore a quella italiana; cioè meno del 10%. La ragione della caduta dell’occupazione sta nella legislazione pre-crisi che facilitava i licenziamenti. Poi ci sono state altre ‘riforme’; i salari aziendali sono di regola inferiori agli accordi nazionali, e i licenziamenti sono stati accelerati. Il risultato è che la caduta del reddito ha pesato soprattutto sui redditi medio-bassi. Di conseguenza, anche in Spagna, dove il boom edilizio era stato molto forte, le famiglie non si sono liberate dei debiti, come in Grecia. E anche in Spagna la situazione della bilancia commerciale è migliorata soprattutto per la caduta delle importazioni. Ma, nonostante la notevole caduta dei salari e dei prezzi, il turismo è aumentato solo di poco, così come di poco è cresciuto l’export di beni. 

La conclusione è che sia l’economia greca che quella spagnola semplicemente hanno smesso di cadere. Cosa che capita a tutte le economie dopo un crollo così imponente (per la Spagna soprattutto in termini di occupazione e prezzi). Non è iniziata una vera ripresa. Le ‘riforme’, la riduzione del welfare e dei salari, hanno inciso in misura modestissima sulle modeste riprese. Mentre sono state un fattore cruciale del crollo del reddito, dell’occupazione e del tenore di vita. Quel po’ di ripresa che c’è, è del tutto sproporzionata rispetto alla riduzione dei salari e del tenore di vita delle popolazioni, ed è dovuta più alla ripresa mondiale che alle ‘riforme’. Un fallimento. Altro che successo. La premessa è insostenibile e assurda.

Vediamo adesso il passaggio successivo: che le politiche imposte da un eventuale commissariamento dell’Italia sarebbero molto meno socialmente dolorose di quelle decretate per Spagna e Grecia. Affermazione smentita immediatamente dalla condizione che viene posta. Che l’Italia potrebbe ottenere la benevolenza di Bruxelles e della Trojka, presentandosi con la prima rata del Fiscal Compact; cioè con la riduzione annua di circa il 3% del debito pubblico complessivo, ormai superiore al 130%. Visto che una finanziaria di 20 miliardi è già sul tappeto, ne dovremmo aggiungere altri 50. Con 70 miliardi di tagli avremmo una recessione garantita di un altro 3-4% per il 2015: per non parlar del dopo. Vale a dire: la benevolenza della Trojka basta e avanza a ucciderci, non c’è alcun bisogno che sia crudele. Quindi, la conclusione è da manicomio, in quanto si smentisce da sola.

Premesse e conseguenze vanno quindi abbandonate. Ma soprattutto va abbandonata l’idea che i ‘compiti a casa’ debbano continuare per ‘preparare’ una ripresa. I tagli preparano solo recessioni, come si è visto. Per riprendersi, questo paese ha bisogno di spesa. Perché preliminare a qualsiasi ragionamento, su politiche industriali, tassazione e altro, è impedire il collasso della domanda interna che è già per strada; e futuri tagli non possono che aggravarla. Intanto si usino tutti i margini del Patto di Stabilità per far ripartire una spesa pubblica diffusa che dia sollievo ai redditi delle famiglie. Ma la domanda è come finanziarla. Il caso greco ce lo suggerisce. 

I Trattati di Maastricht e lo Statuto della Bce proibiscono formalmente alle banche centrali nazionali di finanziare i deficit di bilancio degli Stati, che invece devono andare sui mercati emettendo titoli. Ma la Grecia, dal maggio 2010 è fuori mercato. Nessuno più gli comprava titoli. Eppure, ha pur dovuto continuare a finanziare gli ingenti deficit del bilancio dello Stato, perché mentre cadevano le spese, cadeva il reddito e anche le entrate. Adesso il deficit è ridotto, ed è tornata sul mercato. Ma come ha fatto fin’oggi? Con prestiti della Bce. Ma sono le banche centrali nazionali, i suoi bracci operativi, a farli. Cioè, la Banca Nazionale Greca ha emesso moneta per finanziare il deficit del bilancio. Altrimenti, lo Stato greco sarebbe collassato, con conseguente catastrofe umanitaria (si intende, ben peggio di quanto sia accaduto) e politica. Cioè: la crisi ha ripristinato per la Grecia il ruolo della banca centrale nel finanziare il deficit emettendo moneta. 

Ovviamente non si può dire semplicemente: facciamo così anche noi. Ci potremmo sentir rispondere: prima accettate l’arrivo della Trojka. Inoltre qualsiasi tipo di finanziamento del deficit deve essere deciso dalla Bce, non dalle banche nazionali. Ma perché l’Italia non avanza in Europa l’esigenza imprescindibile della messa in opera della massa di investimenti necessaria per ripartire? E se contestualmente, inoltre, ponessimo il problema del loro finanziamento con tutti, ripeto ‘tutti’, gli strumenti che la crisi ha rivelato ‘disponibili’, anziché invocare improbabili e benefiche Trojke, non potremmo aprire un dibattito serio sulla modifica dei Trattati? Se il Presidente del Consiglio mettesse questi problemi sul tappeto, potrebbe finire il semestre europeo di presidenza italiana in modo molto più utile, a noi e agli altri, di quanto l’abbia cominciato.

Condividi sui social

Articoli correlati