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A Parigi conferenza internazionale contro Isis. Presente anche la Russia. VIDEO

PARIGI – “La minaccia è globale e la risposta deve essere globale”. Così il presidente francese Francois  Hollande questa mattina ha aperto la conferenza internazionale per organizzare la mobilitazione contro i jihadisti dello Stato islamico (Isis o Isil) in Iraq e in Siria. “Non bisogna perdere tempo” ha continuato Hollande. 

Si tratta dunque di un incontro internazionale con i rappresentanti di circa 20 nazioni, per definire il ruolo di ciascuno nella coalizione internazionale, promossa da Washington contro il gruppo terroristico, che nel fine settimana ha decapitato un altro ostaggio.

A partecipare alla tavola rotonda di Parigi, presieduta da Hollande e dal presidente iracheno Fuad Massoum, oltre ai «cinque» membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, i rappresentanti dell’Iraq e dei Paesi confinanti, un certo numero di altri Paesi della regione, così come le Nazioni Unite e della Lega Araba. Alla conferenza è presente anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Per l’Italia è presente il ministro degli esteri Federica Mogherini. Secondo gli Stati Uniti, sono oltre 40 i Paesi disposti a partecipare, in un modo o nell’altro, a questa alleanza. Ieri si è unita anche l’Australia, annunciando l’invio di 600 militari negli Emirati.  Lavrov dunque vedrà anche il Segretario di Stato americano John Kerry, più volte suo interlocutore diretto, a partire dalla crisi siriana, arrivando al tesissimo confronto sul conflitto in Ucraina.

«Ormai siamo in marcia», ha affermato alla rete americana Cbs il Segretario di stato americano John Kerry, che è riuscito ad ottenere l’allineamento anche di una decina di Paesi arabi.

Il presidente americano, Barack Obama, ha riaffermato la sua volontà di «debellare la minaccia» costituita dallo Stato Islamico. A lui ha fatto eco il premier britannico David Cameron: «Scoveremo i responsabili (della decapitazione, fra l’altro, dell’ostaggio britannico David Haines, ndr), quale che sia il tempo necessario». «Passo dopo passo, riusciremo a respingere, smantellare e poi distruggere lo stato islamico», ha aggiunto il premier britannico, senza però sciogliere la riserva sull’eventuale partecipazione ai raid americani su Iraq e Siria.

Il presidente iracheno ha chiesto un intervento rapido della comunità internazionale nel suo Paese per evitare l’espansione dello Stato islamico, e ha avvertito del pericolo che rappresentanto per l’Europa i jihadisti. «Si tratta di un problema grande che non riguarda solo l’Iraq: si estenderà ad altre parti del mondo. Molte persone arrivano dall’Europa. E a loro volta creeranno cellule dormienti», ha detto in un’intervista all’emittente francese Europe 1. Masum ha sottolineato che è necessario «agire rapidamente», perché se non sarà così, lo Stato islamico, che ha già il controllo di ampie porzioni della Siria, «potrà occupare altri territori». Il presidente iracheno ha anche ribadito che non c’è bisogno di soldati sul terreno, ma ha ha insistito per l’appoggio militare aereo e sulla necessità di trovare il modo di tagliare i finanziamenti al gruppo terroristico.

La Russia, presenziando a questa conferenza, rientra nel «giro dei grandi» e torna a sedere a un incontro di respiro internazionale, dopo il lungo intervallo dovuto alla crisi ucraina. Pur rimanendo una voce fuori dal coro, fa notare la stampa russa, a fronte del gruppo di Paesi occidentali disposti ad affiancare gli Usa nella guerra contro lo Stato islamico: perché Mosca, come l’Iran, appoggia la lotta contro i jihadisti, ma resta vicina alla Siria. L’Isis combatte anche in Siria contro le forze governative. 

Il quadro è dunque allarmante ma  potrebbe contribuire ad allentare gli attriti tra Occidente e Russia, generati dalla crisi ucraina. La Russia, dal canto suo, sta valutando la proposta francese di arrivare a passi tempestivi.Tuttavia Mosca ha anche detto, dopo le dichiarazioni di Obama, che qualsiasi passo unilaterale, senza l’ok dell’Onu, sarà considerato un’aggressione. Mosca intende continuare ad assistere i partner iracheni non solo in opposizione agli estremisti, ma anche nella ricostruzione e nello sviluppo dell’economia irachena. 

 

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