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L’utopico Renzi contro la realtà dei numeri

ROMA – Dopo i drammatici dati snocciolati e diffusi quest’oggi dal rapporto del Cnel, viene da chiedersi se l’intervento fatto ieri da Matteo Renzi alla direzione nazionale del Partito Democratico non abbia il sapore di una presa per i fondelli; del solito proclama politico che serve a mettere d’accordo tutti. Da un lato l’utopico pensiero che questo liberismo sfrenato possa continuare a convivere con l’esistenza umana, dall’altro la sana consapevolezza che cavalcare un modello insostenibile sotto tutti i punti di vista sia pura follia.

Due posizioni controverse che non potranno mai collimare. Ieri il premier ha parlato dell’articolo 18 come il superamento naturale di uno scoglio diventato anacronistico. Oggi i dati drammatici sulla disoccupazione giovanile da record ci hanno catapultato tristemente alla realtà.

Inutile dire che questo Paese ha bisogno di politici che prima di tutto ragionino coscientemente, siano degli acuti osservatori silenziosi di ciò che li circonda e soprattutto non facciano a gara con chi è più bravo a parole. Renzi, tra l’altro, ieri ha parlato di lavoro e non ha mai tirato in ballo gli unici patrimoni, come l’arte e l’agricoltura, ereditati da un passato, che ci ha dato lustro in tutto il mondo. Anzi, in questo esatto momento, sono le uniche risorse che potrebbero diventare  il  volano trainante dell’economia nazionale, trascinandone inevitabilmente anche la terza che è il turismo.

Invece, oltre al pacchetto di riforme assicurate da dubbiose intenzioni e promesse scontate, Renzi ha dato prova per l’ennesima volta di non conoscere la reale situazione degli italiani. Si è preferito battagliare con la sinistra e con i sindacati per abolire un articolo solo per dare maggiore flessibilità ai lavoratori, quando proprio oggi il Cnel riporta che su questi temi i lavoratori italiani hanno meno tutele e garanzie di quelli tedeschi e francesi. Insomma in Italia è più facile licenziare.

La cosa ancor più grave è che  la maggioranza del partito democratico ha pure appoggiato Renzi allineandosi ad una ricetta che a lungo andare ci porterà ancora di più alla sudditanza dettata dalla BCE e dal mercato tedesco, che tra l’altro nemmeno avevano chiesto l’abolizione dell’articolo 18. Ha detto bene Susanna Camusso quando parla di “uno scalpo che proponiamo all’Europa,  che non ci viene chiesto dall’Europa».

Insomma, Renzi inizialmente ci aveva detto che avremmo mostrato i denti all’Europa, che il nostro valore economico sarebbe stato il cavallo di troia, invece siamo andati dimostrando per l’ennesima volta che gli italiani sono una massa di pecoroni, pronti a chinarsi senza indugi pur di acquisire una semplice pacca sulle spalle. Parole come patrimoniale, reddito dignitoso, diritto all’abitare, istruzione degna di un paese civile sono scomparse dal vocabolario della sinistra. L’unica cosa che ha fatto Renbzi nelle scuole è stata quella di ascoltare i bambini che gli componevano ignari delle canzoncine in suo onore. Qualcuno dovrebbe dirgli che parte della scuola pubblica oggi è sovvenzionata dai genitori degli alunni, che, anche loro ignari, pagano una tangente camuffata fatta passare come un contributo volontario per far fronte alle spese che lo Stato nega. 

E adesso stiamo certi che ci sarà un altro sciopero indetto dai sindacati ai quali forse parteciperanno gli stessi lavoratori che alla fine rimarranno con un pugno di mosche in mano. 

E’ imbarazzante sentire le parole del senatore Pd Luigi Zanda che, rispetto alla votazione del documento di Renzi,  tira in ballo la regola democratica per difendere una linea politica scelta dalla maggioranza. Almeno ci fosse la coerenza di eliminare una volta per tutte la parola “sinistra” dal partito democratico. Sarebbe più rispettoso nei confronti degli elettori.

Inutile dire il Matteo Renzi è un liberista di sinistra. Non è dato a sapere come  possano conciliare le due cose. Di certo, questo ragazzo spavaldo già sindaco di Firenze  vorrebbe assomigliare sempre più a Berlusconi, soltanto che l’ex presidente del Consiglio, almeno le barzellette le sapeva raccontare.

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