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Bce, una piazza ribelle contro l’austerità. L’eurozona affonda nella disoccupazione

NAPOLI –  E’ una piazza ribelle quella di Napoli contro il vertice Bce. Dopo alcuni momenti di tensione fra antagonisti e forze dell’ordin,  i toni  si sono fortunatamente smorzati dopo il testa a testa  e i napoletani tirano un sospiro di sollievo.

I momenti di massima tensione sono state senza dubbio quelle che hanno riguardato circa una decina di minuti quando, al bivio tra viale Colle Aminei e via Miano (che costeggia un lato del Bosco al cui interno si svolgeva il vertice Bce), la provocazione di una trentina di antagonisti ha rischiato di innescare quelle violenze che in tanti temevano. Un testa a testa tra due schiere di antagonisti – con tanto di caschi, passamontagna e foulard sul viso, alcuni con le maschere nere di Pulcinella, alcuni con bastoni – che ha dato il tempo ad altri manifestanti di alzare una lunga scala di metallo, portata sul camion che guidava il corteo, e poggiarla contro il muro al di là del quale sono i prati e la Reggia di Capodimonte. Così da lasciare che uno di loro provasse a saltare dall’altra parte. Un gesto compiuto dal

quarantatreenne Mario (noto antagonista) poi portato in questura per l’identificazione e, poco prima delle 15, uscito dagli uffici di via Medina con una denuncia in stato di libertà per invasione di pubblico edificio. Molte sono le voci dei partenopei che si levano a sostegno delle tesi urlate dagli anti Bce (o Block Bce). Sono quelle di chi combatte ogni mattina per la propria famiglia perchè stenta

a sbarcare il lunario, di chi ha perso il lavoro, di chi è precario cronico, di chi studia ma non ha idea di cosa poter fare del suo futuro. Voci, soprattutto di donne che raccontano una verità forte e scomoda allo stesso tempo. «Hanno ragione a protestare, le banche ci stanno ammazzando, le politiche imposte dall’Ue hanno messo a dura prova la nostra vita» dice un uomo sulla quarantina. «Le tasse aumentano e i nostri figli non hanno prospettive» incalza una donna che parla per lo più in napoletano. Poi c’è anche chi prova a ragionare e andare oltre con una lungimiranza e una prospettiva forse inaspettate. «Io condivido la battaglia contro i grandi del mondo, contro le banche – dice una studentessa liceale – ma credo che sbaglino nel metodo. Sì, è giusto manifestare ma bloccare un quartiere a cosa serve? Sparare petardi e imbrattare le vetrine degli sportelli bancari? Domani, fra una settimana, un mese, loro saranno sempre al potere a decidere e noi qui. La strada deve essere un’altra». E un ragazzino, poco più che quindicenne (lo chiameremo Davide con un nome di fantasia) dice la sua: «Io c’ero su, al bivio, quando si è sfiorato lo scontro con i poliziotti. Ero proprio di fronte, più giù all’angolo con via Ponti Rossi. Era necessario provocare i poliziotti in quel modo? E poi – aggiunge – in questo modo cancellano il valore di una battaglia che è sacrosanta».

Mario Draghi, dal canto suo, ha detto che «Non possiamo più abbassare i tassi». E poi : «le azioni della Bce saranno più efficaci se i governi metteranno in atto altre politiche per indirizzare la domanda». «I paesi che hanno dei margini di manovra di bilancio – aggiunge Draghi – devono utilizzarli». 

Diversa la posizione del democratico Stefano Fassina: «Purtroppo, anche dalla riunione della Bce di Napoli nessuna correzione di agenda. L’eurozona affonda in disoccupazione e deflazione. Ma le raccomandazioni di politica economica della Bce ai governi sono sempre le stesse: austerità e riforme strutturali, un modo indiretto per chiedere ulteriore svalutazione del lavoro».  «Rimane un tabù la domanda interna da aumentare come condizione necessaria e urgente per la ripresa e l’occupazione. In tale contesto, con la Nota di Aggiornamento al Def il governo italiano rimane allineato all’agenda di Berlino, Bruxelles e Francoforte e si rassegna a un altro anno di stagnazione. Dobbiamo invece fare un legge di stabilità coraggiosamente espansiva che, per un triennio, con misure una tantum, superi il

3% nel rapporto tra deficit e Pil per alimentare investimenti e sostenere redditi. Di fronte al baratro elettorale, il governo francese ha avuto uno scatto di autonomia culturale e politica. Dovremmo cambiare verso anche noi», conclude.

Borse a picco

Intanto il Banco Popolare ha chiuso con un calo del 6,19%, Bper del 5,87%, Ubi -5,14%. Intesa sul -5,50%, Unicredit -4,84%. Ribassi nell’ordine del 3% per l’energia, con Terna che si assesta sul -2,43%. Fiat meglio del mercato con un -1,41%, ma fino a metà seduta il titolo era in attivo dopo che al Salone di Parigi l’a.d. Marchionne ha confermato i target 2014 sostenendo anche che non c’è bisogno di un aumento di capitale. Cnh sul -1,21%. Finmeccanica ancora male (-6,44%) dopo che S&P ha rivisto al ribasso l’outlook. Tra le altre blue chip, Telecom perde il 2,81%. Nel lusso Yoox giù del 5,45% risentendo della debolezza dei titoli del settore. 

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