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Renzi alla city. Ma di quale Italia parla il premier?

LONDRA – Il realismo di Matteo Renzi ha davvero dell’incredibile. Oggi nel suo intervento alla Guildhall ha addirittura superato se stesso:  «L’Italia è tornata. L’Italia è tornata a essere l’Italia, un Paese di speranza e non di preoccupazione», ha detto alla platea di imprenditori. E poi:«Italy is back. L’Italia è tornata. Investire in Italia non solo è possibile, ma è un’opportunità”.

E non è tutto. I messaggi che l’ex sindaco di  Firenze manda agli investitori della City sembrano parlare  di un altro Paese. Il presidente del Consiglio promette “non solo cibo, vino, paesaggi, arte e cultura. Ma anche un Paese dove le regole sono chiare, dove la burocrazia è efficiente, dove le tasse sono giuste e più basse di adesso, anche perchè più alte è impossibile». E quindi «venite in Italia anche per affari, per investire». Insomma, un Paese aperto agli investimenti stranieri.

Ma c’è qualcos’altro che fa davvero rabbrividire. Renzi parla della ex compagnia di bandiera e precisa: «Se oggi Alitalia non è più italiana e se molte aziende sono nelle mani di investitori stranieri, questo è un segnale positivo. L’Italia è aperta agli investimenti stranieri». Peccato dimentichi di dire quanti scalpi di lavoratori ha provocato l’Alitalia, prima dopo e durante.  Il premier torna poi a parla re di articolo 18: “L’articolo 18 rappresenta  una mancanza di libertà per gli imprenditori e questo è un problema. Noi vogliamo cancellare questo potere ma anche pensare al futuro dello stato sociale in Italia” ha aggiunto, precisando che questo «varrà per imprenditori italiani e stranieri». 

Renzi replica timidamente anche alla Merkel: «Nessuno può usare espressioni che non rispettino chi decide di non rispettare il parametro di Maastricht. L’Europa non è un posto di insegnanti e studenti. L’Italia rispetterà il parametro del 3%». E infine lancia una piccolissima critica all’Europa: «Voglio essere molto chiaro: se l’Europa significa solo austerità e regole astratte, allora il nostro continente non ha futuro». «L’Europa si trova a un bivio: senza un impegno più ampio i nostri popoli saranno sempre più lontani dall’idea di Europa che finora li ha animati. Senza una discontinuità significativa nelle nostre politiche economiche i paesi dell’Ue rischiano la stagnazione e la deflazione. Le conseguenze politiche saranno inevitabili».

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