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Abolire carcere per diffamazione a mezzo stampa è fatto di civiltà

ROMA – L’approvazione da parte del Senato del Ddl sulla diffamazione e’ un fatto positivo. Particolarmente significativa e’ la cancellazione del carcere come pena per la diffamazione a mezzo stampa. ‘E’ un fatto di civilta’,  cancellare una norma illiberale, residuo del Codice Rocco, che limita fortemente la liberta’ di stampa. E’ un tema sul quale mi sono impegnato nella scorsa legislatura e in quella in corso, insieme ad altri colleghi, anche di altre forze politiche, non senza qualche incomprensione. 

Un giornalista non puo’ essere privato della liberta’ personale per un articolo che ha scritto o addirittura per responsabilita’ indiretta rispetto a quanto scritto da altri, come nel caso dei direttori di giornale. Andare in carcere per un’idea o un articolo impoverisce la democrazia. E’ giusto invece – come prevede il testo – che si stabiliscano delle pene pecuniarie e che si imponga l’obbligo di pubblicare la rettifica documentata. Un altro aspetto che voglio sottolineare sono le misure introdotte per scoraggiare la querela temeraria: si tratta di un provvedimento a tutela della serenita’ del lavoro del giornalista.  Il Ddl andra’ in terza lettura alla Camera: mi auguro che si possa giungere quanto prima alla approvazione definitiva in quel ramo del Parlamento’

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